Non daremo il resto del dialogo; Amalia e i nostri lettori s'accorsero già dalle parole del vecchio che l'animo suo non era alieno da por termine a quello stato di guerra in cui si trovava. Egli stesso aveva dovuto riflettere sulla poca importanza dei fatti dai quali era nata una tal disunione; perchè invitato più volte a manifestarli, biascicava le parole e non trovava espressioni abbastanza chiare per ispiegarsi. Terminava col dire: — Insomma, io ho le mie buone ragioni, e non opero senza un perchè... — Parole che sono, come tutti sanno, la salvaguardia solita di chi vuol nascondere i veri motivi d'una risoluzione già presa, o non li trova sufficienti a giustificarla.
Dal canto suo Adolfo aveva posto dinanzi agli occhi del padre tutte le ragioni che dovevano persuaderlo a rappattumarsi, anche a costo di dover muovere il primo passo. — Se lasciate passare — diceva egli — questa occasione delle feste, aggiugnete un'esca di più all'avversione del conte Filippo, e la riconciliazione diverrà più difficile, anzi impossibile. Andiamo oggi come il solito a visitarlo; andiamo colla solita compagnia degli anni passati; v'assicuro ch'egli non ci farà nessuno sgarbo; vi bacerete, e tutto sarà terminato. D'altronde vi prego a riflettere: voi non troverete mai un più bel partito di matrimonio per me, ed io non consentirò a sposare mai nessun'altra donna che l'Amalia. Rinuncierete voi alla compiacenza di stringervi fra le braccia un figlio de' vostri figli? Padre mio, ve ne scongiuro: lasciatevi una volta guidare dal vostro Adolfo, il quale non vorrebbe certo esporvi a nessuna mortificazione. Togliamo una volta questo scandalo che ha dato occasione a tante ciance maligne e ci ha resi la favola del paese. —
Il marchese Nicolò ascoltava senza interrompere il discorso del figlio, e comprendeva bene, ancorchè non volesse confessarlo, tutta la solidità di queste ragioni, e la convenienza di un tal passo verso il conte Filippo.
Potrebbe forse taluno meravigliarsi di codesta improvvisa arrendevolezza de' due nemici parenti, ma cesserà la sua maraviglia se vorrà por mente alle circostanze in cui si trovavano. Lasciamo stare l'amore che portavano a' propri figli sì l'uno che l'altro; lasciamo stare la forza delle ragioni onde aveano cercato di vincere una tale ritrosìa. Vi sono alcuni astii, alcune inimicizie che nascono dai motivi più frivoli, e terminerebbero tosto se venisse una buona occasione di potersi parlare di nuovo senza sacrificio dell'orgoglio e del puntiglioso amor proprio. A questo solo giovano talora i complimenti che i giorni onomastici e natalizii, le principali feste, e il rinnovarsi dell'anno comandano per lunga consuetudine agli uomini, offerendo un appicco per rompere, come si dice, il ghiaccio, e rannodare le interrotte amicizie. In queste occasioni una parola che si può proferire senza compromettersi, è più eloquente di un formale trattato di riconciliazione; gli è come un tempo di tregua fra le potenze belligeranti, durante il quale, massime a' tempi antichi, i due campi nemici potevano accomunarsi e bevere alla salute gli uni degli altri.
Dall'altra parte, nel caso nostro, v'era la qualità del giorno, che perorava di molto a pro della pace e dell'amore. Mi appello anche per questo ai villaggi e alle città di provincia. Quell'allegro scampanìo delle vigilie, quel suonare a distesa la mattina del dì festivo, quel veder tutto il popolo, vestito di nuovo e de' migliori suoi abiti, abbandonar le faccende per riposare un poco dalla fatica, e per concorrere alla parrocchia a udire la voce del buon pievano; la stessa infrequenza di codesti riti solenni li rende più cari e più venerabili. Una sola parola, un solo pensiero li accorda e li anima tutti. Le memorie degli anni andati si riannodano a queste principali solennità, e allora si formano i presagi della futura prosperità dell'annata. Vedete i proverbi rurali: partono tutti da un santo e da una festa primaria. Le feste di Natale poi, che sono poste come una specie di ponte fra l'anno che va e l'altro che sta per venire, il pranzo rituale della vigilia, gl'inviti che raccolgono tutti gli individui ad una sola mensa comune; tutto ciò concorre mirabilmente a porre gli animi in una certa armonia di pensieri e di sentimenti, la quale è parte principalissima della religione: giacchè la religione è appunto un vincolo di fratellanza fra gli uomini e l'accordo de' loro animi in grande unità.
Quando fu presso il mezzogiorno, il conte Filippo, ancorchè non fosse molto contento della propria salute, uscì colla figlia per visitare la zia Vittoria. Ivi doveva trovarsi il Marchese, ed era stabilito ch'ei fosse il primo a porger la mano, lasciando al caso la cura del resto. I due giovani poi s'arrogavano il diritto di dirigere il caso.
Ma il caso questa volta non si lasciò comandare dai giovani. Il conte e la figliuola rimasero lungamente presso la zia, nè il marchese si vedeva mai comparire. Vi lascio pensare l'impazienza e l'inquietudine della povera Amalia la quale non sapeva a che attribuire tale contrattempo. Ella era tutta occhi alle finestre che guardavano sulla via, tutta orecchi al più piccolo rumore che potesse parere quello di persona che si avvinasse: rispondeva a balzi ora sbadata, alla buona parente, ora affettuosa per prolungare la visita, e affettava avere qualche cosa a comunicarle. Il conte era un po' rannuvolato perchè gli pareva d'essere stato un'altra volta leso nella sua dignità. Dieci volte s'era levato per partire, e alla fine, essendo già corsa un'ora che si trovavano lì, disse severamente alla figlia: — O venite, o vado! —
Alla poveretta bisognò rassegnarsi e partire, benchè le paresse sfuggirle di pugno, partendo, il buon esito del suo progetto. Cominciò a scendere lentamente la scala, e finse d'aver dimenticato il fazzoletto, tanto per indugiarsi un momento di più. Raggiunto il padre che pestava i piedi, sperava pure che gli avrebbero trovati nell'andito. Nes-suno. Almeno si fossero incontrati per via! v'era ancora mezzo di salvare le convenienze. Nessuno, nè anche per via. Giunsero a casa senza che il padre le rivolgesse una parola, senza che rispondesse pure alle sue molte domande; ambidue col cuore raggruppato, l'uno dalla bile, l'altra da un misto di dolore e di stizza ch'era lì lì per prorompere in pianto.
Ma nel salire in fretta le scale della propria abitazione, le parve di sentire gente nella stanza da ricevimento: una nuova speranza, come per una intuizione dell'anima, le sorrise al pensiero; la cameriera dall'alto della scala le s'affacciò imbarazzata e premurosa per avvertirla di una strana visita che si trovava da mezz'ora là sopra.... Era il marchese Nicolò con Adolfo, i quali avevano creduto più opportuno andar direttamente dal Conte che sapevano indisposto, e segnare col nome di Dio la loro transazione colà piuttosto che in casa d'un terzo. La figlia tornò indietro a precipizio; raggiunse il padre ch'era restato in cucina a dare i suoi ordini al cuoco; e con poche parole lo persuase a salire informandolo dell'accaduto, e presentandogli nel miglior aspetto codesta prévenance de' due visitatori.
— Da mezz'ora v'aspettano, caro babbo, e vogliono augurarvi felici le sante feste! —