— Caro babbo, non v'adirate: io non posso vivere senza Adolfo. Perchè dovrebbe portar la pena delle follie e della ostinazione del padre suo? Perchè vorrete voi, babbo mio, che ci vada di mezzo la mia tranquillità, la mia vita? Babbo, ve lo dichiaro: la vostra Amalia sarà morta fra pochi mesi se voi non la consolate.
— Eh! via, ragazza; non rimettere in campo i tuoi soliti piagnistei. Fra pochi mesi tu ti sarai consolata da te. Il tempo è un gran medico: credilo al tuo babbo che ha settantaquattr'anni di esperienza.
— Babbo mio caro, il tempo non ha avuto nessuna forza nè anche per voi. Oh! non veggo io forse che voi soffrite assai per quello sciagurato accidente! Quanto siete diverso da quello d'anno! Voi vi annojate mortalmente, vi siete fatto pallido e quasi giallo. Babbo mio, se non ripigliate le vostre interrotte consuetudini, voi darete il più grande di tutti i dolori alla vostra figliuola!
— Ma che, ma che? dovrei io forse essere il primo a muovermi per andare a trovare il pregiatissimo signor cugino?
— Oh! il primo no certamente.... ma.... egli non osa forse di presentarsi....
— Ed ha ragione!...
— Caro babbo, oggi è la vigilia di Natale: è un giorno santo, un giorno solenne per tutti. Noi andremo a fare la solita visita....
— A chi?
— Alla mia buona zia Vittoria! Forse vi troveremo là il marchese vostro cugino con Adolfo, voi non ricuserete di entrare e la pace sarà fatta, non è vero?
— Eh! signorina, non ve la credete sì facile!... —