— La lettera! Un pezzo di carta! Se l'obbligazione non è più scritta nel suo cuore, io fo giusto conto di averli perduti.
— Oh madre mia! Questo poi non posso crederlo! Li avrebbe rubati a voi stessa! Credetemi non posso supporlo così scellerato.
— E già tu l'hai sempre nel cuore.... sempre sei lì per difenderlo! —
Marta taceva chinando la testa sul petto in attitudine dolorosa. La madre pentita alla sua volta d'averla tocca troppo sul vivo, modificò in tal guisa le sue parole:
— Via, non facciamo giudizi temerari. Aspettiamo ancora questi pochi giorni; le prossime feste poi faremo una scappatina fin laggiù! Si potrebbe intanto scrivere....
— Oh! scrivere.... s'io sapessi scrivere! ma quel dover fidarsi ad un terzo, e poi.... Ci vuol altro che una lettera! Sì, madre mia, voi dite bene: anderemo a trovarlo la prossima Pentecoste: voglio vederlo in faccia: oh! io me ne accorgerò bene se mi ha dimenticata.
— Due paroline ti avranno già bella e persuasa....
— Oh! non sarò più così facile. Lo guarderò negli occhi, lo guarderò: vedremo se saprà darmi ad intendere ciò che non è!
— Ma non sarebbe meglio avvisarlo?
— No, dobbiamo fargli una sorpresa. Tanto meglio se giungeremo improvvise: così sapremo tutto per lungo e per largo.