— Magari domani! così andrò a vivere con lui! — Queste parole uscirono rapidamente e come un singhiozzo dalla bocca della ragazza che avrebbe voluto richiamarle, sapendo bene quale ne sarebbe stata la conseguenza. La madre non rappiccò il discorso per tutta la via. Passarono lungo il Corso tutte e due taciturne, e cogli occhi abbassati, proseguirono il loro cammino sin presso la barriera, e ad un punto volsero a dritta, e salirono la contrada che mette al castello. A metà del pendìo, entrarono in uno di quei vicoli senza nome e si chiusero nella loro povera stanza.
Non vi farò una lunga descrizione di questa. Immaginate una topaia, mal difesa dal vento, colla porta sconnessa sui gangheri, uno di quegli asili della miseria, che la miseria sola conosce, e che gli uomini bennati non hanno mai veduto, se non nel più stretto incognito, e per fini da tacersi: noti al più a qualche dilettante di filantropia o all'agente del proprietario che vi bussa due o quattro volte all'anno per esigervi la pigione. Un odore tutto suo, che questi soli conoscono, ti nauseava appena entrato, ad onta che la finestra fosse stata aperta dalla mattina. Un pajo di seggiole, un rozzo tavolino, un lettuccio, povero ma pulito, erano tutte le masserizie; sopra il letto pendeva un'immagine della Madonna di Loreto, e accanto a quella due candele di cera già state accese, come mostrava il lucignolo, e là serbate si vedrà più tardi a qual uso.
Marta avrebbe voluto che la madre fosse la prima a rappiccare il discorso: sentiva la necessità di spiegare in un senso men tristo le parole che le erano sfuggite per via, ma non sapeva da qual parte entrare in proposito. La vecchia taceva, o perchè volesse rimproverarle alla figlia col suo silenzio, o perchè l'avessero tocca troppo aspramente. Dopo alcuni minuti di silenzio, la giovine le si gettò al collo piangendo, e le chiese perdono. Il perdono, come si può credere, le fu prima accordato che chiesto: la povera madre sapeva bene che il desiderio espresso in quelle parole non era desiderio di abbandonarla, sapeva bene che al punto di effettuarlo, il cuor di sua figlia vi avrebbe repugnato invincibilmente. Andrò a stare con lui. Son poche sillabe che udite in quel momento, proferite con quel gemito doloroso, bastarono a rilevare tutta una storia di amore, di rimorso, di rassegnazione!
Chi però non amasse di vagare ne' campi dell'induzione, sappia da questo momento che lui era la persona più cara alla giovine, dopo la madre; sappia ch'egli non era uno di quei signorini che s'impadroniscono a buon mercato del corpo, dell'anima e dei pensieri d'una credula giovanetta, della quale dopo un mese sono annoiati. La persona che Marta indicava con quel pronome, era un giovine che le s'era profferto a marito; ma entrambi poveri e sprovveduti di uno stato, se aveano ceduto al primo impulso del cuore per amarsi e per dirselo, avevano dovuto arrendersi al consiglio della prudenza che dissuadeva tali nozze immature, finchè il giovine non avesse tra mani un mestiere che bastasse alla sussistenza d'entrambi. Marta non aveva al mondo che la sua tenera madre; Federico, così chiamavasi lui, non aveva più genitori: era nipote di un barbiere che non gli aveva lasciato in eredità che una mezza dozzina di rasoi, altrettanti asciugatoi rattoppati, due testiere da parrucca, e la scienza molto superficiale di radere i peli del mento senza intaccare la pelle. Sono gl'istrumenti materiali di un Figaro, ma senza l'altro corredo accessorio che è indispensabile ad un barbiere di qualità, si può ben pensare che il povero Federico non avrebbe potuto campare a Trieste. Le due donne gli fecero coi loro risparmi una modesta scorta, ed egli aveva cercato fortuna in una piccola terra lungo il littorale dell'Istria. Prima di partire egli aveva dovuto giurare alla giovine di sposarla appena egli potesse dirsi fondato nell'arte sua e solidamente collocato in qualche luogo. Le due candele erano state accese in quella occasione dinanzi alla Madonna, giacchè madre e figlia aveano creduto così render più solenne la promessa, e inviolabile il giuramento. Proferito questo, in quella cameretta medesima, Marta e Federico si riguardarono come congiunti da indissolubile nodo, come fidanzati dinanzi a Dio. Federico, fatto un fardello delle sue robe, si era accomiatato piangendo dalla fanciulla, la quale dovea rimaner colla madre finchè fosse giunto il giorno desiderato nel quale avessero potuto ricongiungersi tutti e tre.
Intanto ch'io vi spiego alla buona il senso di quel misterioso monosillabo lui, le due donne strettamente abbracciate in un dolce empito di amor filiale e materno, s'erano dette assai cose che non si potrebbero significare a parole. Quelle due donne, l'una vedova da gran tempo, l'altra priva del padre che non aveva potuto conoscere, aveano concentrato in questo solo affetto tutta la potenza del loro cuore. Le comuni disgrazie, le comuni angustie, il lavoro assiduo e monotono al quale doveano darsi, le aveva fatte per così dire necessarie l'una all'altra; e il nuovo amore che da qualche tempo si venìa radicando nell'anima della fanciulla, pareva alla madre, e forse anche alla figlia, una specie di usurpazione sull'antico indiviso affetto di entrambe. Quindi il rimorso di Marta per aver profferito quelle parole, e la rassegnata tristezza della povera madre. Ma, come dissi, in pochi istanti i due cuori s'erano ravvicinati, e s'amavano più di prima.
— Abbandonarvi per lui! — disse Marta — per lui che da quattro lunghi mesi non mi ha dato segno di vita! — e si tergeva una lagrima, che non avea saputo reprimere.
— Quante volte non te l'ho io detto che alla fine.... Già gli uomini sono fatti tutti ad un modo.
— E dire che Federico pareva tanto diverso dagli altri! Pareva davvero un buon figliuolo, gentile con voi più ancora che con me, si sarebbe detto non avesse volontà diversa dalla vostra. Ma la lontananza! Io non ho mai potuto approvarla questa idea. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore. Se fosse restato a Trieste, la città è grande, ci sarebbe stato pane anche per lui....
— Intanto Dio sa dove saranno andati i cento cinquanta fiorini ch'io aveva messi da parte per la tua dote?
— Povera madre, a forza di stenti e di lavori continui!... Ma questi almeno non saranno perduti: abbiamo la sua lettera che ce li garantisce abbastanza.