— Mi ami tu come prima?

— Sì, mia cara Marta, credetemelo....

— Guardami bene negli occhi. Hai tu parlato con altre donne in quel paese?

— Scusatemi: anche voi avrete parlato con altri uomini, io credo.

— Non andarmi di sbieco, ti prego. Hai tu sprecato i denari di mia madre con altre donne?...

— Chi v'ha detto?... chi v'ha contato queste falsità!...

— Nessuno m'ha detto niente. Mi conosci così poco? Mi credi tu capace di manifestare ad un altro un simile dubbio? Da te voglio saperlo: rispondimi! — e così dicendo lo fissava con due occhi da inquisitore, lucidi, freddi, che parevano scendergli nel profondo dell'anima.

Federico non potè sostenere quello sguardo. Benchè avvezzo a mentire (e non era l'ultimo de' suoi difetti), sentì corrersi un brivido per le vene, abbassò il capo e mormorò un no che avrebbe bastato a chiarirlo colpevole anche innanzi ad un'altra meno accorta e meno prevenuta di Marta. Essa comprese tutto, lasciò la mano di lui che teneva stretta tra le sue, rimase muta, come se quel monosillabo proferito a quel modo l'avesse tolta d'ogni speranza.

— No? No? — riprese dopo un momento di pausa. — Giuralo, giuralo dinanzi a quella immagine che accolse le nostre promesse solenni sei mesi fa....

— Lo giuro — rispose Federico, che s'era rimesso, e chiamato a ripetere quella sacra formula, così abusata nel mondo, non dubitò di pronunciarla con quella fermezza che non avea trovata poc'anzi per rispondere un semplice no.