— Che voglio dire? Che la vostra, signore, è stata una carità pelosa: che Federico m'avrebbe sposata definitivamente, se non erano i vostri consigli. Voi gli avete posto in capo di tornare colà a sciupare quei pochi quattrini che gli restavano.

— Quei quattrini! Non sono forse miei quei denari? Così presto avete dimenticato i miei benefizi?

— No, signore, non dimentico i vostri benefizii nè le vostre parole, nè tuttociò che avete fatto per indurmi a mal fare. Ah! mi credete una grulla? So tutto, signore. Basta così. Andiamo, madre mia: andiamo noi stesse a trovare quel disgraziato. Egli non avrà cuore di abbandonarmi quando vedrà il mio stato, quando saprà ch'io sono sua, sua per sempre!... che non è più tempo di retrocedere. —

Così dicendo le due donne uscirono da quella casa dove non avrebbero dovuto entrar mai. Ma che colpa ne avevano esse? Chi le aveva tratte costì?

Il signor B. restò seduto sulla sua poltrona mezzo interdetto dal tuono di quelle parole, mezzo confuso per vedersi sfuggire, forse per sempre, la preda desiderata, il frutto delle sue gloriose fatiche.

IX.
Crisi.

La sciagura, il disinganno di Marta erano giunti all'estremo. Benchè avesse in sospetto le asserzioni dell'ipocrita suo protettore, una voce interna, un funesto presentimento le veniva dicendo che tutto era vero. Tutte le azioni di Federico, tutte le sue parole, la doppiezza del suo carattere, quella eterna perplessità che prova più che altro il difetto di forza e di sentimento, tuttociò la confermava nella dolorosa certezza ch'ella era tradita, che tutte le sue speranze erano ite al vento, che la sua sventura non avea più rimedio. Il suo piccolo tesoro, frutto dei materni risparmi, irreparabilmente perduto non dava a lei tanto cruccio quanto alla vecchia; ma la tormentava l'ingratitudine di quell'uomo, l'abuso che ne doveva aver fatto, l'idea della propria credulità, della propria confidenza così indegnamente delusa.

Quanto al suo amore per Federico, esso avea dato luogo alla indifferenza, al disinganno, al rimorso. Comprese in quel momento ch'egli non l'avea amata giammai, comprese ch'ella avea sprecato i tesori del suo cuore ad un uomo che non era fatto per lei. Vide crollare tutt'ad un tratto quel bell'edifizio di rosei sogni, di chimerica felicità che nel secreto dell'anima avea fabbricato. Il sentimento che la comprese in quel punto, era un amaro disprezzo della vita. Avrebbe voluto rifarsi da capo, e ammaestrata della propria esperienza, vivere solitaria e senza amore, piuttostochè incorrere in sì funesti inganni.

Ma non era più tempo di annullare il passato; non era più tempo di retrocedere. Questa parola che le era sfuggita dinanzi al suo tentatore in un momento d'angoscia e di collera, era un'orribile verità. I suoi legami con Federico avevano la sanzione della maternità. Era questo un mistero per tutti fuor che per lei. La madre, Federico medesimo non n'aveano che un lontano sentore. Ella avea ceduto ad un momento di debolezza, avea ceduto alle istanze, alle preghiere, alle minaccie del suo promesso. Forse avea creduto di suggellare così quei legami non ancora consecrati dalla legge, e di renderli indissolubili. Chi può dir nulla di quel conflitto tra il dovere e la natura, tra la verecondia e la passione? Chi può analizzar quei momenti nei quali i sensi offuscano l'intelletto, e la misera donna lotta contro due forze una esterna, l'altra interna che concorrono a perderla? E Marta s'era davvero perduta.

Ritornata alla sua cameretta, lo sguardo materno la interrogò sul senso di quella parola che le era sfuggita, e lo sguardo della povera fanciulla avea rivelato il mistero. Poche ore prima ella avrebbe temuto i rimproveri della madre severa, ora ella avea a temere qualche cosa di più grave e di più irreparabile. La vecchia medesima non trovò parola per inveire contro di lei, per biasimarla dell'accaduto. Tutte e due si trovarono abbracciate e piansero amaramente. Tutte e due sentirono la gravezza del male, e non videro come porvi riparo. Si coricarono senza parlare, aspettando dalla luce del giorno un più sereno consiglio.