Tutte queste manovre erano riuscite a dividere per sempre quei due cuori che stavano per unirsi, ma non per questo il signor B. si trovava a miglior partito. Egli fremeva d'essersi adoperato sì a lungo senza profitto, fremeva d'aver gittato inutilmente le sue parole, il suo denaro, il suo tempo. Codesta resistenza di Marta a' suoi tentativi, egli non poteva ad altro attribuirla che ad un amore sincero per Federico, e alla ferma speranza di un matrimonio. Perchè il signor B. non credeva alla fermezza d'una fanciulla del popolo, non credeva alla sua onestà, e persistendo nella presa risoluzione tanto più ostinato quanto era maggiore l'ostacolo, ingannavasi sempre sulla vera natura di questo, ed assaliva la fortezza dal lato ov'era meglio agguerrita.
Un bel giorno pensò di finirla. Comunicò alle due donne che Federico non pensava più ad esse, che ritraevasi da' suoi impegni, che anzi le sue circostanze presenti gli consigliavano un altro legame costì. Vi lascio pensare lo sdegno e le lacrime delle meschine. Sul principio non volevano prestar fede, ma il signor B. mostrò di prendere siffatta parte alle loro disgrazie, che terminò di convincerle. Egli nominò la persona, trasse fuori una lettera di Federico ed altre prove della verità dell'asserto. La vecchia soffocata dalla collera si teneva in silenzio: ma la Marta, levandosi ritta, colla destra alzata in atto minaccioso, pallida e scarmigliata: — E bene, — disse — se è vero ciò che mi dite, guai a Federico! O io o nessuna! Le leggi ci saranno anche per me: le leggi mi faranno giustizia! —
Il signor B. si strinse nelle spalle.
— Ah! no? voi non lo credete? — ripigliò Marta. — Son dunque un nulla le promesse, i giuramenti degli uomini? Egli ha giurato di sposarmi dinanzi alla Madonna di Loreto: sono lì ancora nella mia camera le due candele che ardevano dinanzi all'immagine della Beata. Guai a lui, guai a lui se mi manca! —
Il signor B. sempre seduto sul suo seggiolone, seguitava a guardarla con occhi di compassione. — Le leggi! le leggi! — diceva. — Le leggi, o ragazza, hanno ben altro a fare che a proteggere gl'innamorati. Che cosa sa il giudice di que' giuramenti? Federico risponderà che non ne sa nulla, che non t'ha mai conosciuta, che non ha alcun impegno con te, e basta così.
— Basta così? Oh! signore, non basta. Ve lo dico io, che non basta. E poi... non v'ho detto tutto...
— Ditemi dunque...
— Io non sono solamente la sua promessa... io sono sua moglie!... Madre mia, perdonatemi! — Così dicendo la povera Marta gettavasi quasi svenuta nelle braccia dell'attonita vecchia. Il signor B. guardava quella scena dolorosa senza intenderla o senza commuoversi. Egli scuoteva con leggeri colpi dell'indice gli atomi di polvere che s'erano posati sulla sua vestaglia rabescata.
Passarono così alcuni momenti, senza che nessuno dei tre proferisse parola. Alfine la madre, raccogliendo le sue idee, e lontana dall'immaginare quanta parte quel bel signore avesse avuto in tal contrattempo, credette ben fatto di rivolgersi a lui, e pregarlo a interporsi perchè Federico tornasse a' suoi doveri colle buone, senza portare dinanzi alla giustizia una tale querela. Il signore esitò, disse alcuni se, alcuni ma, alcuni forse che non conchiudevano nulla, e le congedò promettendo se ne darebbe pensiero... vedrebbe... se fosse ancora tempo di rimediare. Ma la povera Marta riavutasi da quella specie di stordimento, e indovinando qualche parte di quella trama, si volse a sua madre, e: — Tacete, le disse, tacete, madre mia; non incomodate il signore più oltre. Ci siamo fidate anche troppo.
— Che vorreste dire? — interruppe il signor B. secco, secco.