— Hai veduto, cominciò egli, madamigella Sofia di V.? — Mi fece questa domanda con aria sì tranquilla e indifferente che non dubitai di rispondere il vero. — Ringrazio il Cielo — egli soggiunse — di non averla obbligata ad essere la moglie del Cameraro di Resia. Ella ne sarebbe restata molto mortificata stasera! e forse si sarebbe beffata del fatto mio, come la figlia di Saul quando vide il suo sposo Davidde ballare ed arpeggiare dinanzi all'arca.
— N'hai tu così trista opinione?
— La scuserei: perchè coll'educazione che ha ricevuto, ella non sa distinguere il bene dal male, se non dietro la pubblica opinione. T'è noto ciò che costituisce la riputazione d'un uomo secondo lei e secondo i suoi pari. Saper sottrarsi al ridicolo. Io invece ripongo qualche volta la grandezza nel saperlo affrontare.
— Mi consolo che tu la giudichi con tanta severità e nel tempo stesso con tanta indulgenza. Da ciò m'accorgo che t'è perfettamente uscita dal cuore.
— Mio buon amico, a trarmela affatto dal cuore non sarebbe bastato il conoscerla. Io m'ero accorto già che non mi avrebbe mai fatto pienamente felice; e pure l'amavo: l'amavo per abitudine, per necessità, per puntiglio. Le donne del suo carattere, le donne fredde e civette, sono terribili, amico mio. Possono maltrattarci un mese, usarci ogni sgarbo, mancarci di fede, farsi gioco di ciò che v'ha di più santo... e poi farci dimenticar tutto con uno sguardo, con un sorriso! Ti ripeto ch'io la conosceva già quando partii per la Russia, e contuttociò tu sai perchè lavorassi, perchè ammucchiassi i denari, perchè ambissi una decorazione ed un titolo. Io ritornai in Italia tutto pieno di lei, e fui sul punto di sagrificare l'onor mio, la riputazione di mio padre, i miei gusti, la mia vita..... ad una che non mi amava, ad una che non avrebbe fatto il più piccolo sagrifizio per me.
— Ma ora non saresti forse troppo severo?
— No, mio caro amico; io l'ho messa alla prova. La sua casa mi fu aperta quando si seppe ch'io era stato insignito di un ordine, ch'io tornava ricco d'oro e di gloria, e che il mio patrimonio si poteva sottrarre dalle mani de' creditori di mio padre. Allora non c'erano carezze ch'ella non mi prodigasse; non c'era esitazione; il suo cuore era mio, era sempre stato mio; ella non aveva aspettato che me! Ma quando seppe ch'io doveva rinunziare al mio titolo, ch'io voleva rinunziare alle mie ricchezze, ch'io non poteva offrirle che il cuore e la vita errante e venturosa dell'artista, ella si fece scudo del dissenso paterno; e forte una seconda volta della sua sommissione, si ritirò nelle sue stanze, e fui congedato per sempre da quella casa. Allora apersi gli occhi, ascoltai il comando dell'onore e del dovere; mi chiusi nella mia onesta povertà, giurando di non ammogliarmi finchè non avessi trovato una donna che avesse pregiato nel povero artista le ricchezze del pensiero e del sentimento... una donna com'io l'ho trovata!
— Trovata! Nella valle di Resia?
— Nella valle di Resia.
— E da qual tempo data la tua fortuna? — chiesi, non dissimulando una certa aria di dubbio e d'incredulità.