In questo venne presentata al venerando pastore una scheda, e compresi ch'essa doveva portare il nome del candidato, cioè del nuovo Cameraro che si doveva eleggere. Il parroco spiegò gravemente la scheda e declinò al popolo ansioso e perplesso il nome di Antonio M.

Lascio pensare ai lettori che cosa si passasse nell'animo mio quando mi venne inteso quel nome. Non ero ancora riavuto dal mio sbalordimento ch'io vidi il mio amico vestito colla casacca resiana avanzarsi a lenti passi alla volta del parroco. Una salva di applausi risonarono da ogni parte; a cui mi fu forza aggiungere un grido non saprei dire se di sorpresa o di gioia.

Intanto l'antico Cameraro traeva una grande tabacchiera d'argento, e la consegnava rispettosamente nelle mani del suo successore, come fosse l'emblema della sua dignità. E questi con pari rispetto la riceveva prostrato in ginocchi e ricambiava un bacio di pace col parroco, e coll'antecessore già decaduto.

Fatto questo, si fece girare nuovamente la coppa, e tutti libavano, e il popolo rispondeva sonoramente con applausi sempre crescenti. — Quand'ecco il nuovo dignitario domandò la parola e con molta unzione e con elegante maniera dichiarò agli astanti che accettava l'incarico che gli veniva conferito; che, quanto era in lui, non avrebbe mancato di adempierlo con zelo e con fedeltà, che implorava l'assistenza del Cielo e la sua benedizione sopra se stesso e sulla intiera popolazione. Proferì questa breve arringa nella lingua del paese, con tanta franchezza e disinvoltura come se l'avesse appresa dalla nutrice; e mi pareva di vedere Lord Byron quando sulla tomba di M. Bozzari fu ammesso alla greca cittadinanza, ed accettò il comando del suo reggimento. Compiuta la cerimonia io volevo lanciarmi al collo dell'amico mio, ma egli non m'aveva punto riconosciuto, e s'era dileguato alla clamorosa gioia de' circostanti che non cessavano di festeggiarlo.

Intesi allora da uno di quegli abitanti qual fosse l'ufficio del Cameraro. Il Cameraro non era gran fatto molto diverso del nostro amministratore dei beni ecclesiastici, o fabbriciere. Ma nella valle di Resia ad un simile officio andava aggiunta una specie di protettorato che il Cameraro accordava alla chiesa. La tabacchiera, insegna della sua dignità, era il gazofilacio ove venivano deposte le volontarie oblazioni dei devoti a pro' del culto divino. Di tali oblazioni il Cameraro dovea rendere un conto assai rigoroso allo spirare dell'anno, e non meno degli usi a cui erano state adoperate. Siccome però cotal dignità non veniva conferita se non a quelli che godevano la stima di tutti, così il Cameraro esercitava una grande e benefica autorità per tutto il tempo del suo reggimento, il quale cominciava e finiva colla descritta solennità.

Io ne trassi una conseguenza, che Antonio non doveva essere sì pazzo quanto mi si voleva far credere. Io non do fede mica alla infallibilità delle popolari elezioni, ma pure come si poteva pensare che un tale incarico fosse a pieni voti confidato ad un mentecatto? Così rallegrato da una buona speranza, m'avviai alla casa del parroco per abbracciare l'amico mio.

V.
È pazzo?

A pochi passi dalla canonica m'imbattei in uno di que' giovani preti che avevo veduti al fianco del parroco, il quale veniva appunto a nome di esso e del Cameraro ad invitarmi ad una piccola refezione. Trovai sulla porta quest'ultimo, che mi si gettò al collo, e mi abbracciò con una straordinaria effusione di allegrezza. — Io t'avevo ben riconosciuto, — mi diss'egli — ma non ho voluto interrompere una pubblica solennità per lasciare libero corso all'espansioni dell'amicizia. Ed ho voluto provarti anche un po'! — Provarmi? — Perdonami. Ho osservato alcuni venuti per curiosità a vedere codesta funzione, riderne fra loro come d'una pazzia. Imbecilli che non sanno vedere altro che la corteccia delle cose! Ti confesso che se ti fossi trovato fra costoro, io.... avrei avuto minor desiderio di rivederti! Ora entriamo che siamo aspettati. —

Entrammo insieme, e presi parte al banchetto rituale, ordinaria appendice d'ogni solennità, massimamente fra i popoli d'origine slava. Alcune ore dopo il mio amico ed io fummo accompagnati alla modesta sua casa. Io non potevo a quando a quando non domandare a me stesso: è pazzo? Non voglio aggiungere per ora la risposta. I miei lettori saranno in istato di darla liberamente per se medesimi.

Risposi in brevi parole alle interrogazioni dell'amico mio sulle vicende che avevo corse dopo la sua partenza dalla Francia, sulle ragioni del mio ritorno, ecc., ecc., cose tutte che interessavano a lui, ma che non si legano al mio racconto. Soddisfatto ch'io l'ebbi, mostrai desiderio di sapere dalla sua bocca medesima quanto m'era stato svisato dalle pubbliche ciarle.