Yella aveva le vesti assai belle ed ornate, ma gli zecchini del suo berretto non erano molti. Suo padre non aveva avuto il tempo necessario per compiere la sua corona; quindi gli sposi non si facevano innanzi, e la giovanetta correva risico di conservare il suo berretto rosso più a lungo che non avrebbe desiderato.

Non crediate però che non ispirasse qualche simpatia nel paese. Ella aveva un fratello d'anima, un pobratimo, come lo chiamano in lingua slava. Noi civilizzati non sappiamo punto che specie di parentela sia questa. Non abbiamo nè pobratimi, nè posestrime, cioè a dire sorelle d'anima, sorelle adottive.

Questo che accenno è un costume ancora vigente fra' dalmati, fra i morlacchi, fra i serbi. Due giovanotti, due fanciulle, e spesso ancora un giovane ed una giovane contraggono questa specie d'unione fraterna che il prete benedice all'altare, e consacra dinanzi a Dio, come un vero matrimonio dell'anima. È un patto d'affetto e di difesa reciproca in caso di pericolo e di bisogno. L'amore non ha che fare in codesti legami. È raro che un pobratimo richiegga d'amore la sua posestrima: sarebbe una fellonia, un sacrilegio, un abuso di confidenza indegno di perdono e di scusa. Il fratello si consacra alla sorella per la vita e per la morte, la protegge, la difende contro le male lingue, contro i pericoli che potrebbero minacciarla. Le porterà, se fia d'uopo, la testa di quello che le ha fatto oltraggio, e dividerà con essa l'ultimo pane. La sorella alcuna volta rinuncia ad ogni altro affetto, e si consacra per tutta la vita al suo fratello d'amore.

C'è in codesto matrimonio delle anime un profumo di poesia primitiva che si crederebbe perduto, se le tribù dell'Illirio non ce ne conservassero qualche esempio.

Yella, dopo la morte del padre, avea scelto il suo pobratimo. Fra parecchi giovani della parrocchia che aspiravano a quest'onore, Vlado l'era sembrato il più degno e il più valoroso. Era troppo giovane ancora, e troppo povero per pensare ad accasarsi; e poi correva fra Yella e lui un grado di parentela, non molto prossimo, ma che sarebbe stato un impedimento canonico in quei paesi ortodossi. Furono dunque fratello e sorella, e la povera orfana potè asciugare le lagrime e affrontar più sicura i pericoli del suo stato.

Ahimè! I bei giorni passarono presto. Vlado non fu degno a lungo della sua confidenza. Il Vladica era molto mortificato di dovermelo confessare. Egli avrebbe voluto citarmi un miglior esempio dei costumi montenegrini, e provarmi col fatto che l'antica fraterna amicizia di Niso e d'Eurialo, d'Oreste e di Pilade, non era spenta nel mondo, e che sussisteva ancora nel Montenegro, anche tra fratello e sorella adottiva.

Io partecipo al dolore del buon prelato e vorrei poter sopprimere questa pagina della mia storia: ma la verità ha i suoi diritti, ed io intendo di rispettarli, per quanto mi costi. Del rimanente: non tutti i pobratimi somigliano a Vlado, e l'eccezione non distrugge la regola.

Vlado dimenticò dunque assai presto che la sua posestrima doveva essere tanto sacra ed inviolabile per lui, quanto una sorella carnale. Ella era giovane, bella, confidente fin troppo. Il vincolo contratto permetteva loro di vedersi, di parlarsi sovente, e in casa, e fuori in mezzo ai boschi ed ai campi impregnati delle vive fragranze di quelle valli. Questa dolce consuetudine prese a poco a poco un altro carattere. Si amarono non come fratelli, ma come fidanzati, e come sposi prima d'aver consultato e i parenti, e il sacerdote. — Non fu già la bianca colomba — disse il Vladica, — che palesò i loro amori; fu il nero corvo dalle male nuove che ne die' l'annunzio al villaggio. —

Sulle prime non si prestò piena fede alla dicerìa. Yella era sì buona e sì modesta che avrebbero sospettato di tutt'altri che di lei. Ma l'invidia e la gelosia hanno gli occhi aguzzi, e, non che scoprire l'altrui difetto, se lo figurano dove non è. Una ragazza del paese men bella delle altre, e forse anche meno pudica, fu lieta di poter confermare la voce corsa, e denunciò la povera Yella alla indignazione e alla vendetta delle altre. — Udrete un uso crudele che vige ancora fra noi — disse il Vladica. — Io vorrei poterlo abolire, come quello della camicia di sangue; ma la cosa è d'un'indole più dilicata, e temo far peggio! —

IV.
Il berretto rosso.