Parlo di quello che le vergini slave sogliono portare fino al dì delle nozze.
Questo berretto, guernito di monete d'oro, non è per esse un semplice ornamento. È un distintivo d'onore, ad un tempo, e una dote. Chi vuol trovare gli ultimi zecchini di San Marco, non ha che a recarsi nel Montenegro, e li vedrà ancora infilzati intorno al collo, o intorno al berretto rosso delle giovani da marito.
La Montenegrina è altera del suo berretto, e lo considera come sacro. Guai a quella che continuasse a portarlo, quando ne ha perduto il diritto! Sarebbe un'usurpazione, un sacrilegio.
Yella era pur troppo in questo caso. Quel berretto le pesava sulla fronte, e avrebbe voluto deporlo, quando i maligni sorrisi delle compagne l'avvertirono, come avvenne alla Margherita del Faust, che il corvo avea fatto sentire il suo grido sinistro, e che il suo fallo non era più un secreto per il paese.
Povera Yella! Ella non osava gittare uno sguardo nel suo avvenire. Amava Vlado: ma una voce secreta le aveva già detto che non era riamata con pari affetto. Dopo quel giorno in cui gli avea dato l'ultima prova dell'amor suo, ella non lo vedeva già più come innanzi. Sulle prime ei cercava una ragione, un pretesto per giustificare l'indugio. Ora non si dava più pensiero di questo: e le settimane e i mesi passavano, e la sventurata sentiva avvicinarsi la fatale epoca in cui le sorde voci che circolavano non si potrebbero più smentire, in cui la sua povera madre avrebbe conosciuto il suo fallo e la sua vergogna.
La vecchia Montenegrina non ne sapeva ancor nulla. Era una donna dei vecchi tempi: carattere duro ed austero, inasprito viepiù dalla solitudine e dai disastri. Amava l'unica sua figlia, come l'orso della montagna il suo parto: ma l'avrebbe piuttosto veduta morire, che macchiarsi di un fallo.
Yella, dal canto suo, avrebbe anch'essa anteposta la morte ad una rivelazione che pure diveniva ogni dì più irreparabile e più vicina. Intanto ella conservava il suo berretto virginale, preferendo mentire a se stessa ed al mondo, anzichè portare l'ultimo colpo alla sua povera madre. Così passavano i giorni senza prendere un partito, senza cercare un rimedio, senza rendersi conto dell'indomani. Vlado poteva e doveva riparare il suo fallo: ma debole e irresoluto temporeggiava egli ancora, e aspettava l'acqua alla gola, senza fare un passo per prevenire il pericolo.
Povera Yella! Ella aveva scelto assai male il suo fratello d'anima e il compagno de' giorni suoi. Aveva sperato un protettore, e non avea trovato che un uomo da nulla, incapace di sacrificio.
Il Vladica lo designò nella sua lingua con una parola più energica che non sapremmo tradurre.
Intanto, una nuova umiliazione pendeva sul capo di Yella. Le sue compagne, più di lei vereconde e guardinghe, soffrivano a malincuore ch'ella osasse comparire alla chiesa col distintivo delle fanciulle. Vige ancora nel Montenegro, e presso le tribù slave circonvicine una tradizione antichissima, secondo la quale le vergini di una parrocchia s'arrogano il diritto di strappare il berretto rosso dalla fronte di quella che avesse notoriamente mancato alle leggi della verecondia. Una specie di tribunale si aduna in secreto, e proferisce la sua sentenza. Fatto ciò, le giovani più virtuose del paese aspettano sulla porta della chiesa la povera vittima, e quivi la spogliano a forza dell'ornamento virginale che più non merita. Questa terribile cerimonia era già quasi dimenticata in quei luoghi. Yella non vi aveva posto pensiero, e forse non ne aveva contezza. Ma le disgrazie non vengono mai sole, e la poverina, già abbastanza punita del fallo, era destinata a vederselo rinfacciare pubblicamente in un modo sì atroce.