— Ella è madre oggimai — disse il Vladica — e pazza, ma d'una pazzia tranquilla, innocente, che non lascia temere di alcun sinistro.
— È una singolare follia quella in cui cadde la sventurata. Figuratevi! Ella non vuol credere alla morte del suo fidanzato, e sorride d'incredulità tutte le volte che gliene parlano per richiamarla alla coscienza di sè stessa e del mondo reale. Aspetta sempre il suo fratello d'anima, il suo sposo, il suo solo ed unico amore. — M'era stato detto che mi tradiva per una forestiera bellissima e ricca che l'aveva preso nelle sue reti. È una menzogna! È una calunnia! Il mio Vlado non mi ha mai tradita nè abbandonata un istante. —
— Voi vedete bene — soggiunse il Vladica — codesta follia non può dirsi una disgrazia per quella infelice. È forse un sollievo, un conforto che le manda il Signore per raddolcire la sua sventura!
— Se verrete a trovarmi nel mio paese, come mi avete promesso — aggiunse egli — vi farò vedere la povera pazza, come vi ho mostrato il suo vendicatore a Gradisca. È ancora una bella donna, un po' selvatica e strana, per effetto della sua allucinazione, ma un vero tipo della Montenegrina: occhi neri, chiome nere, carnagione abbronzata dal sole, snella e spigliata della persona come una figlia delle foreste.
Yella dimora in compagnia della madre che vive ancora, e che fu messa in istato di provvedere alle prime necessità della vita.
Yella non ha punto a soffrire per altri riguardi. L'intolleranza delle compagne ha dato luogo ad un miglior sentimento. Yella è ora considerata come la vedova di Vlado, e la sua disgrazia, più grande ancora della sua colpa, non ispira che la compassione e l'affetto. —