Il 1848 non era ancora venuto a spalancare un abisso tra l'Austria e l'Italia. Ma con tutto ciò gl'Italiani, e specialmente i Veneti, non ricorrevano volentieri alla Corte di Vienna per averne privilegi o favori. Regnava ancora l'imperatore Ferdinando che le circostanze non avevano esacerbato; e l'imperatrice, italiana di nascita, contribuiva più che altro a temperare quello stato di ostilità permanente che sussisteva pur sempre tra i dominatori stranieri e la Venezia.

Ora pensate di quanto coraggio avesse bisogno una giovane vissuta casalinga fino allora, ignara della lingua e degli usi della città e della Corte dove intendeva recarsi per ottenere la grazia d'un omicida, al cui delitto ella non era stata affatto straniera. Tuttavia la coraggiosa giovane non esitò. Chiese una lettera per una vecchia dama che doveva presentarla all'imperatrice. — Ella è italiana — pensava Gentilina — ella è donna, e benchè imperatrice avrà forse provato che cosa sia la sventura. Mi crederà innamorata di lui.... mi farà arrossire chiedendomi conto della mia famiglia e come io mi mettessi in viaggio senza domandarne l'assenso.... Non importa! Si tratta della vita d'un uomo: si tratta di riparare ad un fatto che non sarebbe accaduto se io fossi stata più schietta o più previdente!

Ciò diceva mentre la diligenza la traeva con sè, tutta chiusa nel suo velo, e assorta ne' suoi pensieri. Abbrevierò il racconto. Ella giunse a Vienna, fu presentata all'imperatrice, e riuscì ad ottenere la sua intercessione presso il sovrano, che solo aveva il potere di salvar quella vita.

La grazia fu domandata e concessa.

Quel giorno medesimo un rescritto di S.M. partì per Verona, e commutò la pena di Gregorio in pochi anni di carcere.

Noi dobbiamo passare di volo questo tempo che per Gregorio e per Gentilina non dovette scorrere così presto. Quando si seppe nella città la risoluzione della brava giovane, i sentimenti del paese mutarono. I maldicenti erano stati costretti al silenzio da un fatto abbastanza singolare per imporre alla società. La Gentilina cessò d'essere il soggetto delle maligne supposizioni de' tristi: ella era divenuta un personaggio da romanzo, una vera eroina, e quella lode che era stata negata alle sue private virtù, veniva spontaneamente profusa ad un'azione così brillante e così coraggiosa. — Ella se l'è ben meritato! — dicevano. — E quello scapestrato di Gregorio non sarà degno di nessuna compassione e di nessuna stima, se farà un torto manco col pensiero a quella che gli ha salvata la vita e l'onore. —

Quanto a Gregorio non si deve pensare che non sentisse la grandezza del benefizio. Egli sfidava la morte quando la credeva le mille miglia lontana: ma ricorre anche qui l'antico proverbio: altro è parlar di morte, altro è morire. Quando gli fu intimata la sentenza fatale, cadde in un abbattimento da non potersi descrivere. Allora per la prima volta gli corse al pensiero il documento di cui aveva ricusato servirsi, allora si pentì d'aver trattata così duramente la povera giovane che gli aveva presentato quell'àncora di salvezza. Ora immaginate che cosa dovette pensare, quando gli fu annunziata l'inaspettata grazia, quando seppe da chi e in qual modo ei l'avea ottenuta! Domandò di vedere la sua salvatrice, voleva caderle ai piedi e pregarla ad accettare in dono tutta quell'esistenza che a lei sola doveva oggimai, dopo Dio. Ma Gentilina non avea voluto mai presentarsi al suo carcere. Ella dissimulava i suoi sentimenti, e nessun occhio poteva leggerle in volto ciò che nascondeva nell'interno dell'animo.

Passarono intanto i due anni della condanna, e Gregorio scarno e molto cangiato da quel di prima, ma più bello forse per quell'aria mansueta che aveva assunto, e che faceva un singolare contrasto col suo piglio risoluto ed altiero, Gregorio diresse, come si può credere, i suoi primi passi alla casa di Gentilina. Ella lo accolse con calma, e si sottrasse ai vivi ringraziamenti di cui la colmava. — Io non sono degno di voi, — disse Gregorio prostrandosi quasi a' suoi piedi — io v'ho offesa, v'ho calunniata, v'ho respinta quando veniste a salvarmi. Ma voi non mi avete solamente liberato, voi m'avete cambiato il cuore, voi m'avete reso meno immeritevole della vostra mano. L'offrirvi la mia non è già un compenso a quanto avete fatto per me, è un bisogno per l'anima mia, è una grazia novella che imploro da voi. — Gentilina arrossì un poco ed esitò a rispondergli. — Gregorio — gli disse finalmente — la risposta che sarei per darvi tornerebbe forse inopportuna in questo momento. Godiamo insieme senza alcuna mistura di assenzio, la dolcezza di questi momenti. Nessuno certamente è più contento di me di aver cooperato alla vostra liberazione. Ringraziatene Iddio, e andate a consolare la vostra famiglia. Domani saprete la mia risoluzione sul matrimonio che mi proponete. —

L'indomani Gregorio ricevette una lettera così concepita:

«Caro Gregorio,