— Male, malissimo! Chi ve l'ha domandato? Tanto peggio per voi! Io non avevo bisogno dei vostri regali. Domani ve lo restituisco.
— Ah voi m'intendete così? Voi mi ringraziate in questa maniera?
— Se siete pazzo!...
— Sì, io sono un pazzo, e voi un'ingrata. Addio, addio per sempre. Non mi aspettavo che la nostra relazione avesse a terminare in questa maniera....
— Oh! questo poi non potevo immaginarmelo nemmeno io!
— Meglio tardi che mai! —
Dicendo queste parole Federico pagò il conto, condusse la donna sino alla porta della sua casa, e tornò all'osteria a smaltire il dispetto di tanta resistenza. Ma questo dispetto era tale da non potersi smaltire così facilmente. Fino dal primo momento che l'improvvido Federico avea pensato a' suoi debiti, e quasi nel tempo stesso avea disperato di poterli mai soddisfare per le vie ordinarie, tormentato da questa inquietudine cercava di riposarsi nel pensiero di Giustina, e nel soccorso che avrebbe potuto porgergli all'uopo co' suoi risparmi. E per tenue che fosse il filo a cui raccomandava la sua speranza, siccome era il solo che avesse, così gli venne ogni dì sembrando più solido e sicuro. Operava in lui la trista abitudine già contratta. Guai a coloro che si sono accostumati a trovar sempre pronta l'altrui beneficenza nelle angustie in cui cadono! Guai a coloro che sprovveduti di mezzi proprii, e disperando poter bastare a se stessi col lavoro e colla cotidiana fatica, sperano nelle impreviste fortune dell'oscuro domani! Essi sono continuamente lusingati dalle non probabili contingenze, e al mancare di queste, non sanno più dove rivolgersi, e disperano di se stessi e d'altrui. Il volgo degli accattoni, e tutta quella schiera di scioperati che si credono in diritto degli altrui benefizi, si sono venuti formando in tal modo, passando dalla speranza improvvida al disinganno, e da questo a quella abituale indolenza che non ha più rimedio.
Federico non sapeva più dove battere il capo. Avea fatti, a suo dire, tanti sacrifizi per raggiungere la sua mèta e per nutrire quella speranza, e trovarsi così ad un tratto deluso! Il pensiero di Marta e della sua spontanea generosità gli si presentava ora più cruccioso che mai. Averla dimenticata, aver mancato alle sue promesse, a' suoi giuramenti, aver simulato con una serva un amore che non sentiva, solo per trarla nella rete, e farsene una scala alla propria ambizione, e vedersi tolta ogni speranza di ricevere il premio della sua infedeltà, della sua doppiezza, della sua infamia! E fosse la verità che gli parlasse dal fondo dei vuotati bicchieri, fosse il rimorso che venisse, come giusta punizione, a pungerlo più fieramente, e il confronto della donna amata e tradita con quest'altra nè amante, nè amata, e non di meno preferita alla prima; o fosse finalmente che i sentimenti della morale mandassero ancora qualche tenue bagliore all'anima sua, codesto sciagurato non esitava in quel momento a chiamarsi coi nomi più umilianti. Egli era un tristo e sentiva di esserlo, sentiva che l'abusare delle esterne sembianze dell'amore per fine d'interesse era un ignobile mercato, era una vera infamia. Ma dopo aver pensato alcuni minuti a levarsi di dosso quella macchia, non trovando alcun espediente che fosse agevole ed efficace, bevette l'ultimo bicchiere di vino, e s'addormentò.
Dopo alcuni giorni lo stato delle sue cose, già subodorato anche prima dai più curiosi, non fu più un mistero per la città. Il proprietario della sua bottega che gli aveva creduto sulla parola, lo chiamò a sè, e dichiarò di voler essere pagato all'istante. Federico balbettò qualche scusa, promise per l'indomani, senza pensare che l'indomani verrebbe presto, e non gli porterebbe una signoria. Volle sofisticare sul conto, ripigliare la sua burbanza, ma non potè far altro che dare a conoscere più chiaramente al locatore ch'ei non lo avrebbe potuto pagare. Questi fece il giorno stesso i suoi passi alla pretura, e pochi dì appresso un usciere si recò co' suoi uomini di bel mezzogiorno alla bottega di Federico, e pose sotto sequestro i mobili e gli arnesi tutti di qualche valore per conto del proprietario.