— Ma! — rispose egli imbarazzato. Tutti lo dicono. — Matilde si prese in braccio il suo Lampo, e cominciò ad accarezzarlo e a compiangerlo senza ripigliare il discorso.

Stiepo gioì nel suo interno, perchè credette perduto il suo rivale nel cuore di lei. — Io vi ho condotto un bel lupo vivo in iscambio, — seguiva egli. — Non ha che una gamba rotta; del resto è un bell'animale. Verrete voi a vederlo, Matilde? Voi non siete già donna da pigliarne spavento. Aspetteremo il cugino che se l'è lasciato venire addosso così goffamente. Se il mio fucile fosse stato men pronto, guai alle sue gambe! Ivo sarebbe ora in cura come il povero Lampo. Ma voi me l'avevate raccomandato, ed io non l'ho perduto d'occhio un momento.

— Lo credo, — disse Matilde ironica. Ella conosceva già l'umore dell'uomo feroce. Troppo buona per farsene complice, non era che spensierata, e rideva spesso senza pensare che quelle risa amareggiavano troppo profondamente chi n'era l'oggetto. — Sì, sì, — soggiunse: — aspettiamo Ivo, e andremo a fare una visita al lupo. Già sarà ben legato, eh? che alcuno non abbia a spaventarsene un'altra volta. —

In questo mezzo sopraggiunse Ivo serio serio: salutò Matilde e contenne nuovamente il cugino collo sguardo incisivo di poco prima. Matilde, senza far mostra d'accorgersene, lo comprese. — Voi mi avete ferito il cane — gli disse con aria dubbiosa fra la stizza e il rimprovero.

— No, Matilde, — rispose: — vi giuro ch'io non l'ho ferito. Qui Stiepo può assicurarvene, — e lo interrogò cogli occhi.

Stiepo non rispose parola.

— Chi tace conferma, — disse Matilde. — Orsù io spero che la ferita non sarà grave. Andiamo a vedere il lupo del nostro amico. Voglio provare s'egli ha faccia da spaventarmi, quel brutto animale. — Detto questo, passò il suo braccio sotto quello d'Ivo, e mossero tutti insieme verso la casa di Stiepo contigua a quella di lei. Si fermarono dinanzi al forte cancello che chiudeva la stalla dove la irritata belva stava fremendo. Quando ella vide appressarsi la gente, urlò più forte, e si slanciò verso l'uscio con occhi di bragia. Quivi s'accosciò perchè le gambe ferite non la reggevano, ma mostrava i denti e arruffava il pelo del collo in modo da metter paura.

La figlia del cacciatore tremava tutta, ma volle fare la coraggiosa, e cominciò a stuzzicarlo agitando il grembiale, di che l'animale urlava e guatava più torvo che mai. Stiepo si trasse il suo berretto: — Forse e' conoscerà il pelo del suo fratello — diss'egli, e l'accostava allo steccato. Matilde sbadatamente prese il berretto e lo sporse verso la bestia. Il lupo diede un salto e l'addentò. Matilde fu per caderne svenuta.

— Imprudente! — gridò Ivo.