— Il mio berretto! — disse Stiepo, e si volse per cercare qualche istrumento per riacquistarlo.

— Ah! tu se' in pensiero per il berretto, cugino mio! — Così dicendo una felice idea balenò alla mente d'Ivo: guardò Matilde quasi volesse attingere nel suo sguardo il coraggio necessario all'impresa, pose la sinistra sulla traversa delle sbarre, e saltò dentro col coltello sguainato nell'altra mano. In un lampo fu sopra il lupo, il quale, lasciato il berretto che teneva ancora fra' denti, si slanciò al petto del giovane, ma questi lo afferrò al collo colla mano manca, e gli cacciò nel cuore due volte lo stile. La belva cadde riverso. Ivo afferrò il berretto, se lo calcò sulla fronte, e col petto sanguinoso pel morso del lupo, balzò fra gli attoniti spettatori d'un altro salto.

Tutto ciò fu l'affare di due minuti.

Matilde avea gittato un grido che mostrava chiaro la secreta disposizione dell'animo suo verso il giovane. Appena lo vide salvo, gli s'appiccò al braccio insanguinato con ansia affannosa. Stiepo taceva pallido ed umiliato.

— Cugino Stiepo, — gli disse Ivo con calma. — Spero che non vorrai contendermi il berretto che ho conquistato senza bisogno d'uncino. Hai là una pelle di lupo che ti regalo per fartene un altro. —

Il giovane Ivo era sublime in quell'atto. C'era sul suo volto l'alterezza d'una nobile vendetta: le sue labbra sottili s'agitavano sotto l'ombra dei baffi nascenti. Nessuna donna avrebbe dubitato allora a quale dei due cugini dovesse dare il proprio affetto; e Matilde prese fin da quel momento la ferma risoluzione di darsi a lui. —

V.

A questo punto della narrazione, uno de' miei barbuti uditori uscì a domandarmi come il feroce Stiepo avesse tollerato l'affronto. — Io, nel suo caso — aggiunse egli — avrei menato del randello sul capo del mio rivale, e così avrei riguadagnato il berretto, e il cuor di Matilde.

— La prima delle due sarà probabilmente avvenuta, io risposi. Anzi il pronipote d'Ivo Milovich non mi dissimulò che il suo proavo fu segno di molte violenze. Lo irritato cugino tentò più volte strappargli di fronte il bene usurpato trofeo: più volte lo assalì a mano armata, e tentò la riscossa. Ma l'altro era uomo avvisato, e come suol dirsi, mezzo armato: e la metà della forza che per avventura mancavagli, gl'infondeva l'amor di Matilde la quale oggimai sospirava il momento che il conte di Pisino suo protettore consentisse al suo matrimonio con lui. Con ciò ella seguiva l'istinto della donna, e dava la preferenza al più coraggioso dell'animo. Tra la forza morale e la fisica a lungo andare non v'è chi non s'affidi meglio alla prima. Il coraggio materiale di Stiepo avea ceduto all'ostacolo; la forza vera, la tenacità del proposito, la instancabile volontà è onnipotente nel mondo. Ivo era comparso agli occhi di Matilde un eroe e avea saputo mantenerla in quest'opinione. Ella lo amò tanto quanto prima s'era divertita a beffarlo: perchè s'accorse che lo scherno era ingiusto, e voleva giustificare se stessa e compensarlo a prezzo d'affetto.