Quanto ad Ernesto, egli non conosceva, come accade, il suo stato; anzi sperava sempre nell'indomani, e perseverando sempre ad amarmi, gli pareva che s'io l'avessi riamato, avrebbe in un momento ripigliato le forze e la sanità. Un giorno comunicò alla zia l'amore che mi portava, e il progetto di unirsi meco in matrimonio. La vecchia trattò sulle prime questa dichiarazione come uno di quei vaghi e mutabili desiderii che assalgono i tisici, e temporeggiò. Questa misura accrebbe i tormenti del giovine e spinse agli estremi la sua malattia: cosicchè la vecchia, quando non fu più tempo, vinta dai suoi scrupoli e dalla forte affezione che gli portava, condiscese ch'io fossi dichiarata sua sposa; ed egli mi pose l'anello nuziale alla sponda di quel medesimo letto, sul quale due giorni dopo giaceva freddo cadavere.

Eccomi dunque vedova prima che moglie, ed obbligata a vestire il lutto per la morte del marito, prima che la ghirlanda nuziale avesse incoronato il mio capo.

Non le dirò di non aver sentita nell'animo mio questa perdita. A sedici anni, non può fare che un fondo di bontà non tenga il luogo dell'amore nell'animo di una fanciulla. Io piansi anche, ma non tanto che le lagrime nuocessero alla freschezza de' miei colori. Mi trovai fatta segno a mille discorsi; e questa specie di celebrità mi giovò a progredire nella mia carriera, finchè mi trovai, di là a pochi mesi, nel piano superiore fidanzata al vecchio marchese di Roccabruna.

CAPITOLO III.
Secondo piano.

— Ella è forestiero, signor dottore, e mi conviene raccontarle un po' per le lunghe alcune circostanze della mia vita che per un tratto di tempo misero in faccenda tutte le lingue della nostra città. Io vestiva ancora a bruno per la mia singolare vedovanza, quando ricevetti la visita del marchese Alfredo di Roccabruna, nobile siciliano, che avea da un anno preso a pigione l'appartamento più ricco di questa casa. Quando io dovetti restituire la visita rimasi abbagliata dal lusso che vi regnava, dai lucidi mobili di bois de rose, dai tappeti di Persia onde erano coperti i pavimenti di quelle stanze. Il vecchio furbo, il quale conosceva la vanità femminile ed aveva imparato qual sia la porta per cui diamo accesso all'amore, non mancò di far pompa di tutti quei ricchi e seducenti apparati. Alle corte: egli mi offerì la sua mano. Io chiusi gli occhi alle grinze che lo coprivano, alle sue narici corrose, diceva, da' suoi viaggi di mare, e tenendoli volti a quei candelabri, a quegli arazzi, a quel lusso delicato ed elegante, strinsi quella mano che m'offeriva, e condiscesi ad esser sua moglie, quando il tempo che le convenienze prescrivono al lutto, fosse passato. D'altronde egli pure doveva aspettar certi documenti dal suo governo, senza i quali non potevano aver luogo le nunziali formalità.

Intanto egli mi presentò alla società col titolo di sua sposa, mi trovai fatta segno di onori, di adorazione: non c'era festa a cui non fossi invitata: tutte le barriere aristocratiche cederono all'onnipossente forza dell'oro. Le assicuro che quando il mio cocchio scorreva strepitando nell'atrio della mia casa, io sentiva in me stessa un certo che di strano e d'indefinibile che non è agevole a imaginare. In pochi anni la ruota della fortuna m'aveva trasportata dal posto più infimo al più sublime. Io avrei voluto allontanarmi da quel luogo che mi ricordava la bassa mia origine: ma parea che il destino mi condannasse ad averlo sempre presente! Me felice se avessi saputo approfittarne.

Dalla loggia più nobile io assisteva sovente ai pubblici spettacoli, e all'opera più volentieri: sia che mi allettasse la novità, sia perchè l'opera è quel genere di rappresentazione che esige minor coltura ad essere gustato. Ed io, comecchè sostenuta da un po' di spirito naturale, era pur sempre la figlia del calzolaio. Cantava negli Orazi di Cimarosa il basso Ferrari. M'innamorai pazzamente del suo fare, della sua voce, forse delle sue vesti. Colsi il momento che il marchese s'era allontanato dalla città, e rientrai una sera in compagnia dell'amante.

Entrando fragorosamente nell'atrio, una ruota del cocchio urtò nell'angolo della baracca dov'ero nata. Un gelido presentimento m'entrò nel cuore, ma una carezza d'Orazio rassicurommi, e sostenuta dal suo braccio salii volando le scale, e i piedi d'un cantante calcarono i tappeti del mio nobile sposo.

Egli lo seppe. Volle rimproverarmene: non era più tempo. Io era invasata, impazzita, innamorata. Il terzo piano di quella casa medesima era appigionabile: io superai altri dieci scalini, e mi parve di toccar il cielo col dito, quando libera da ogni riguardo, ho potuto abbandonarmi in braccio alla mia passione. —

Qui sopraggiunse alla vecchia avventuriera un forte accesso di tosse che minacciò di distruggere ogni miglioramento. Io non le permisi di seguitare il suo racconto, e ne fu rimessa la fine al domani.