Queste idee sorte naturalmente l'una dall'altra aveano formato il fondo della conversazione che animò i pochi amici raccolti la sera del giorno stesso presso il padre di Angela.
Ella compiva in quel giorno diciassette anni, e la zia, legislatrice suprema negli affari di convenienza, aveva autorizzato quella sera qualche invito speciale per celebrare l'ammissione della nipote alle feste della pubertà. Oggimai Angela sarebbe condotta ai balli, ai teatri, ai passeggi dove si legano le relazioni sociali, e si ordiscono quelle tele di ragno che accalappiano non moscherini o farfalle, ma uomini e donne coi loro titoli rispettivi e colle lor doti.
Immaginate un elegante salotto non già microscopico come nei paesi settentrionali, dove si economizza lo spazio per economizzare la materia da riscaldarlo: ma un salotto ampio ed arioso alla veneziana, con un bel fuoco acceso nel camminetto frankliniano incrostato di porcellana, tutto quadri e stampe appese in bell'ordine alle pareti, e qualche pianta fiorita e odorifera sui massicci armadi degli angoli. Non mancava da un canto l'inevitabile Piano di Erhart, ma quella sera, grazie al cielo non venne ad imporre un silenzio forzato alla briosa conversazione che occupò la piacevole radunanza.
Dovrei ora descrivere ad una ad una e classificare le dieci o dodici persone che vi ebbero parte, e vi porrei con questo dinanzi agli occhi un bel quadro fiammingo. Ma io non amo i quadri fiamminghi dove si pretende dipingere tutto e tutti. Mi contenterò dunque di esporre che la brigata era composta d'uomini e donne: il signor Lanzoni, che s'intende, vo' dire, il padrone di casa: l'angelo della festa, la zia, il medico che ho accennato altre volte, l'istitutore della fanciulla, ex-abate che non avea ritenuto delle antiche abitudini se non l'abito scuro ed una indomabile inclinazione per le discussioni teologiche: uomo probo del resto e d'animo liberale, che insegnava alla giovanetta la lingua latina e la geometria, per contentare il di lei genio bizzarro.
Le signore erano parenti più o meno lontane della famiglia, tranne la contessa d'Andria che vi era venuta quella sera per presentarvi il contino suo figlio reduce a que' giorni da un lungo viaggio, che dicevasi d'istruzione, nei vari paesi d'Europa. Era un bell'uomo di circa trent'anni, degno rappresentante di quella vegeta e gioconda razza lombarda, che quando è un po' navigata ha pochi rivali nel mondo per l'accordo delle qualità fisiche e delle morali.
Il conte Alberto era stato navigato un po' troppo. La madre, per sottrarlo al contagio delle idee politiche che reputava troppo compromettenti, e alle conseguenze di qualche scappatella di gioventù, l'avea mandato a viaggiar la Germania, l'Inghilterra e la Francia. Aveva quindi appreso tre lingue, una farragine di cose e d'idee, senza perdere nè la salute, nè il tempo, nè l'allegria. Tutt'al più avea fatti certi larghi salassi alle rendite avite, specialmente nelle stagioni de' bagni. La madre non avea mancato di fargliene le dovute rimostranze, ma alfine pensava che una buona dote avrebbe rimesso in ordine le partite. Chi sa che quella brava e provvida signora non venisse a tendere la sua rete quella sera medesima! Angela, come ho già detto, era figlia unica e possedeva una fortuna assai ragguardevole, anche per un conte d'Andria che si fosse mezzo rovinato ai giuochi di Spa.
Ho detto che la conversazione s'era lungamente aggirata sui ragni, insetti ed uomini, che tendono le loro reti nel mondo. Cosimo, col suo disegno sempre là presente sulla tavola rotonda, aveva dato, senza saperlo e senza volerlo, un tale indirizzo alle idee. Egli, come potete credere, non assisteva alla conversazione se non nell'emblema che aveva adottato quel giorno, ma non per questo era rimasto estraneo a quanto si disse dagli uni e dagli altri.
Angela avea fatto ammirare la bizzarria del suo spirito ampliando la tesi del suo protetto e istituendo i più graziosi e piccanti confronti fra vari animali e varie piante e certi caratteri e certe fisonomie sociali. Il soggetto non era nuovo, ma le applicazioni erano improntate di una finezza e di una grazia singolare. La buona giovanetta rispondeva con questo indirettamente a quelli che avevano accolto con un sorriso troppo crudele l'analogia del ragno di Cosimo.
— Tu confondi due cose molto diverse — disse la zia. — Voglio concedere che il signor maestro somigli ad un formicone, e il contino Alberto alla rondine viaggiatrice, e tu all'ortica che è più celebre per le sue punte che per la bellezza de' fiori. Il tuo protetto però non somiglia ad un ragno per le sue qualità naturali, ma per la fatalità che lo ha fatto nascere gibboso e deforme. —
L'osservazione era vera, ma poco cortese e poco caritatevole. Ella volle forse dar sulla voce alla nipotina, e mettere un freno a quello spirito un po' troppo franco e disinvolto per una giovane che fa il suo primo ingresso nel mondo. Angela capì la lezione, e un po' mortificata, si pose a squadernare il suo album, senza più prender parte al discorso.