—Questo ti hanno detto? E ti hanno detto pure che io sono un ateo.

—Questo poi, te la vedrai con l'arciprete. Ma sei un romantico ed io, io sono un classico.

Don Vincenzo era tutto contento. Quel sonetto era come qualcosa che gli era restato sullo stomaco, e che ora aveva ruttato fuori. Si sentiva come sgravato.

—Ora, fate il vostro comodo, disse. La vostra stanza è la. Sapete che è casa vostra.

Rimasi solo. E mi affacciai subito. Era dinanzi a me una larga distesa di cielo. Mi parea vedere lontano il Vulture, con la sua cima nevosa, fiammeggiante un giorno, e con le spalle selvose, onde si stende quel bosco infinito e quasi ancora intatto, che si chiama Monticchio[23]. Qui è tanta poesia, dicevo, e costoro pensano a Cupido con le ali. E ricordai questo bel sonetto sul Vulture, che ispirato da quei luoghi improvvisò Regaldi[24].

«Ah! dimmi, o sepolcral muta fornace,
O monte carco di vetusta lava,
Da quale età nel grembo tuo si tace
L'incendio che terribile tonava?
Sin dall'alba de' tempi il capo audace
Coronato di fiamme al ciel s'alzava,
E all'uomo tratto sul cammin fallace
Dello sdegno del Nume ognor parlava.
Ma forse allora che un immenso flutto
Travolse l'erbe, in te si estinse l'ira
Per la pietà dell'universo lutto;
Ed ora l'erbe e i fior manto ti sono,
E l'aer dolce che d'intorno spira
Parla all'uomo di pace e di perdono».

Se togli via quella sottigliezza del monte impietosito innanzi al lutto dell'universo, qui tutto è caldo e incosciente, come la natura, tutto venuto fuori di un getto, con un po' di negligenza che ti rende più viva l'immagine di una produzione spontanea, su di cui non è passata la lima. O buon Regaldi, voluto tanto bene da noi meridionali, accolto sempre con festa come di casa nostra, faccia aperta, fronte ispirata, allegria di tutt'i cuori!

E andavo e riandavo per le stanze, accompagnando co' passi e co' gesti i miei pensieri, quando sentii gente nel salotto e uscii.

C'era il sindaco e parecchi altri, che con delicato pensiero venivano a visitarmi in una casa non loro amica. E c'era l'arciprete[25], e il teologo[26] mio parente, e Carlo, figlio di don Vincenzo, e giovane sposo. E chi più? Nessun altro, credo. Ah! dimenticavo prete Pio[27]. Qui siamo tutti amici, pensavo. Dove stanno rintanati i miei avversari? Sono in casa loro amica, e non vengono a farmi visita. Un po' di gentilezza non è poi gran male, mi pare.