Ed ecco sopraggiungere quei di Rocchetta, che venivano a congedarsi da me con un muso asciutto, come volessero dire: ve l'avevamo pur detto, Lacedonia è tutt'altro. Ero così preoccupato, che appena strinsi loro la mano, e non pensai a ringraziarli del molto affetto che mi avevano mostrato.

Ridotti soli, scherzai con Carlo, augurandogli belli figli maschi, e soprattutto gentili. Rotto il ghiaccio, confessò ch'egli m'aveva votato contro.—Tu, proprio tu? Mi pare ancora vederti con quel tuo turbante, che ti chiamai un turco, e mi dicesti tante cose amabili. O dove è ita la tua amicizia?—Mi giustificherò, dirò le mie ragioni e quelle di molti altri.—Ma, caro, nessuno ha bisogno di giustificarsi. Non venni qui ad accattar voti, a sentire giustificazioni. Non mi tengo offeso da chicchessia. Tutti dite che ci è stata una votazione per equivoco. Vengo a toglier l'equivoco.

Qui prese la parola l'Arciprete, una mia conoscenza di quaranta anni indietro, molto stimato per il suo carattere e la sua dottrina.

Disse in conclusione che tutti mi avrebbero dato il voto, se avessi manifestate le mie intenzioni a tempo. Foste l'anno passato qui: perchè non vi apriste? Il vostro nome fu lanciato all'ultima ora, e parve una manovra di partito, e non fu preso sul serio. I vostri fautori sembra che avessero meno affetto per voi che odio verso il vostro competitore[28], il quale è poi—una persona rispettabile.

Qui saltò a dire l'impaziente sindaco: E chi vi ha detto che gli abbiamo mancato di rispetto?

Sì—No—Le voci s'ingrossarono. Ne venne un battibecco.

E il teologo, mio parente, rideva. Gli altri chiacchieravano, egli rideva di un riso falso che mi dava a pensare più di un suo discorso. Quel riso pareva una cosa e ne voleva dire un'altra. Pareva una spensieratezza, ed era un sarcasmo. E voleva dire a me che attento ascoltava: povero semplicione, tu stai così attento alla scena, che non dice nulla e ignori il dietroscena che dice tutto.

In effetti, da quel vivo scambio di parole veniva fuori come un lampo di una storia secreta d'interessi e di passioni ordita da intelligenti artefici per un par d'anni e che io con molta semplicità credevo di poter disfare in mezz'ora a furia di parole. E il teologo rideva.

Carlo pretendeva ch'io era ineleggibile: questa voce era stata insinuata in tutto il collegio. Ed io a rispondergli e a mostrargli ch'era un cavillo. Ed ecco l'arguto don Vincenzo sostenere che nessun collegio si può dire nativo, perchè il deputato rappresenta tutta l'Italia. Ed io a dirgli, o gran bontà! che di questo passo si andava a quel cosmopolitismo, che aveva perduta l'Italia. E il sacerdote Pio, con quel suo mezzo riso, che annunzia una ironia intelligente, ribattè: «voi volete un partito De Sanctis, e un partito così fatto non c'è. Qui c'è due partiti provinciali e comunali e voi portate la bandiera dell'uno contro dell'altro». Ed io volevo rispondergli tante cose, ma il teologo rideva, rimasi muto.