—Dunque è vero, proprio vero? disse il teologo.

—Ed ora che è a Sinistra, che bene ci può fare più? notò un ingenuo.

—E il sottoprefetto, come può appoggiarlo? Costui si è rotto le gambe.

—Adagio, interruppe Carlo. Forse questa dichiarazione è falsa, e sarà una nuova gherminella de' suoi avversarii.

Ma non fu di questo parere il degno arciprete, fatto grave e pensoso. E conchiuse: questo prova sempre più la verità di quel detto, che l'ambizione acceca.

Signori, è pronto in tavola, disse tutto teso un cameriere. E questa fu la conchiusione migliore. Alcuni andarono a pranzo dal sindaco; altri rimasero con noi.

La sera scrissi lettere ai sindaci, annunziando il mio arrivo a Bisaccia per il dì appresso, e a Calitri per l'altro dì.

Intanto si popolava il salotto. Erano i soliti. I miei avversarii rimanevano invisibili. Mi si riferivano certi loro motti graziosi, questo tra gli altri: Loro hanno sparato i mortaretti, e noi spareremo i cannoni.

—Per celebrare che? diss'io.

—Non sapete? Attendono l'arrivo di un personaggio illustre, con corteggio di molte carrozze. Qui ci sarà mezza Avellino.