Questa voce sonò nel mio cervello e mi ruppe la meditazione. Il cervello cominciò a sottilizzare, come un vero teologo. E non ci fu verso di cacciar via il teologo.
Ah! maledetto il riso del mio teologo! E lo vedevo lì, dirimpetto a me, che mi faceva le fiche e rideva. Tu vorresti ch'io mi chiamassi gli elettori ad uno ad uno e dicessi loro qualche parolina all'orecchio. E se è così, vanne in malora tu e la tua storia, amo meglio la mia poesia. A tuo dispetto io qui rifarò Rocchetta la poetica, e chiamerò Lacedonia l'arcipoetica. E non ci sarà più dietroscena, e ti farò assistere a questa scena io, che vedrai tutti, come a Rocchetta, stringersi le mani, e tutti uniti a fraterno banchetto e Michelangiolo farà la spesa.
Poi risi io stesso di questa mia esaltazione, e dissi: Non credo al banchetto per oggi; ma chi sa! sarà un augurio.
Con miglior animo mi rimisi a quella tela, e mi feci a pescare nella memoria qualche cosa che avesse tratto a Lacedonia. Riandai gli anni giovanili, andai più indietro, cercai le prime impressioni, dove trovavo Lacedonia, e mi balzò innanzi un pensiero delicatissimo, il quale mi pareva dovesse produrre un effetto straordinario sugli animi più duri e quasi bastare esso solo ad amicarmeli. Avevo negli orecchi già gli applausi. Inanimato tirai innanzi, e poichè pare, diss'io, che qui pochi mi conoscano, voglio fare a rapidi tocchi la mia storia; ma lanciato appena tra' flutti del passato, vi errai come un naufrago, e dimenticai il discorso. Quella concitazione nervosa mi disponeva alla tenerezza, e talora m'asciugavo gli occhi. Diavolo! che sono donna? dicevo. Ma la via alle lacrime era fatta, e le mie rimembranze presero un aspetto irrimediabile di malinconia. La mia storia mi apparve come una processione di morti. Quanti mi si offersero innanzi pieni di vita e di allegria, compagni de' miei trastulli e dei miei sogni! E sono morti. E non torneranno più. Iti via come il fumo del sigaro. E io stesso, quanto di me è ito via! Dove sono i miei amori, i miei ideali? chi mi ridà la mia giovinezza? Quando viene la morte, già molta parte di noi è morta. Moriamo a poco a poco, visti prima morire madre e padre, e maestri, e amici, e compagni. Qui stesso in Lacedonia, dov'è più Isidoro? dov'è Angelantonio? Di eternità nel mare...
E qui cercai alcuni bei versi di Schiller, e non me ne ricordavo, e in quello sforzo risensai. O che! dissi io, comincio a sentire di vecchio. E mi fo la nenia a me stesso. E mai non ho avuto tanto bisogno di essere vivo. Mi restano tante cose a fare. E io penso a' morti. Pensiamo al discorso.
E volevo ripigliare il filo, quando si annunziarono visite. Nessuna faccia nuova. Sempre i soliti. Mancava l'arciprete e il teologo. Carlo sogghignando mi disse: la si è capita! lei viene per il signor Ripandelli![37]. Questa è la riflessione che ha fatto Lacedonia stanotte? diss'io; già s'intende; mi avete veduto venire nella sua carrozza! Ma un altro mi si avvicina lentamente, e ammiccando dell'occhio mi mormora: no, no, lei è venuto qui per un altro, per un altro! Ed ecco entrare Cipriani[38], arrivato di lontano, piombato in quel punto in Lacedonia.
Ah! ah! la si è capita!—Cosa viene a fare qui costui? E fosse del collegio!—cosa ci cova qui sotto.—
E guardavano lui e me, che gli stringevo la mano e gli davo il ben venuto.
E mi si fa innanzi l'inevitabile Carlo—Volete essere il deputato di tutti. Sapete bene che tutti gli elettori non potete averli. Ponete una condizione che sapete impossibile.