Questo dicevano le parole; ma gli occhi sospettosi volevano dire: foste venuto qui a mistificarci, eh?

Sorrisi; poi dissi: le parole non vanno prese alla lettera; tutti, vuol dire la maggior parte. Del resto, venite a sentirmi tutti, ecco quello che domando io; giudicherete poi, e farete a vostro piacere.

Le disposizioni sono prese, disse il sindaco; la sala comunale già si riempie, e vi attendono.

Ma qui verranno tutti gli elettori di Bisaccia; aggiunse in fretta Cipriani.

E se si fossero dati gli avvisi in tempo, potevano venire anche quelli di Monteverde[39], notò un altro.

Altri poi attendevano mezzo Avellino. Nella loro immaginazione ci era carrozze, trofei, viva! e il famoso sparo de' cannoni, e De Sanctis saltato in aria.

Ma non venne Bisaccia, e non venne Monteverde, e non venne Avellino. E mio fu il dispiacere. Perchè quel giorno, avrei compiuto il mio viaggio elettorale, o con un trionfo, o un fiasco tale, che me ne sarei partito con l'ingrata patria! sul labbro.

Venne solo da Bisaccia don Pietro[40] a dirmi che colà tutti mi attendevano. Modi semplici, faccia intelligente, aria modesta, ma risoluta. Lo trattai come un vecchio amico; pure allora lo vedevo per la prima volta.

Andiamo, disse il sindaco.

Datemi una mezz'oretta, ch'io mi raccolga.