Chiusomi, riepilogai bene in mente l'ordine delle idee, come fo sempre, ben determinato a parlare con estrema sincerità e col core in mano. Per parte mia debbo fare il mio dovere, togliere ogni pretesto, ogni equivoco. E mi pareva quasi impossibile che i cuori anche più rozzi potessero resistere alla mia sincerità e al mio affetto. Mi venne in mente una parola francese che rispondeva così bene al mio concetto. E dissi: io debbo con la potenza della parola enlever tutto il collegio.

Pregai Michelangiolo, se mi voleva accompagnare. Ma Michelangiolo se ne sta attaccato al foco, e non c'è cristi che lo smova.

Trovai la sala piena, tutte le sedie occupate molto popolo agglomerato in fondo. Vidi a destra tra' primi Don Vincenzo, il classico e il cosmopolita, e me ne compiacqui. A sinistra vidi don Pietro di Bisaccia, e gli strinsi la mano. Pregai il sindaco volesse farmi conoscere i principali elettori. Girai un poco, scambiai qualche motto, strinsi la mano a parecchi che rammentavo, ma finito il giro, dissi un po' turbato: e il Canonico Balestrieri? e Saponieri? e il Salzarulo? e l'arciprete? e il teologo?

Il teologo entrò, e si pose fra gli ultimi, quasi volesse farsi vedere e non vedere. L'arciprete mi disse all'orecchio ch'era ito ad assistere un moribondo, e mi faceva le scuse. Gli altri saranno avvisati.

Attesi un poco chiacchierando, girando, e non vennero, e vidi che era partito preso, e mi turbai. Questo poi non m'era venuto in capo, non me l'aspettavo. Non venirmi a visitare, era già poca cortesia; ma ricusare di sentirmi a me parve un fatto senza nome. E dev'essere deliberazione fresca, pensai, perchè appena venuto, Carlo disse: ci giustificheremo. Qualche motto d'ordine, ricevuto. Non andate a sentirlo, hanno detto; il fatto di Rocchetta li ha impensieriti. E forse hanno detto: glie ne faremo tante, che gli scapperà la pazienza, e se ne tornerà.

In verità non avevano ragionato troppo male, perchè, trattato a quel modo, dissi: che fo più io qui? Gli avversarii rimangono invisibili: a chi discorro io? deggio convertire i già convertiti? Il mio discorso è senza scopo. Ma levai gli occhi, e vidi tanta brava gente venuta lì per sentirmi, e lessi nelle loro fisonomie una espressione così sincera di benevola aspettazione, e vidi soprattutto quel popolo lì ammonticchiato in aria così semplice e così avido della mia parola che ne fui preso, e salii in fretta gli scalini di una specie di piedistallo; e respinto da me il seggiolone, così in piedi cominciai a dire:

«Amici miei, la mia presenza qui nel cuore dell'inverno vale tutto un discorso; quest'atto vi prova il mio affetto per voi e il vivo desiderio di esser vostro. Io vengo senza corteggio di giornali, di comitati, di carrozze, io vengo solo, non portandomi appresso altro che il mio nome».

L'allusione fu colta a volo; sentii dir: bene! da' più vicini. Inanimato, continuai: «Io voglio spiegarvi cosa è per me Lacedonia. Ne' miei primi anni sentivo spesso parlarmi dei nostri parenti di Lacedonia, e voi sapete che in quella età la patria non è ancora che la famiglia, la patria è la parentela, sicchè nella mia immaginazione infantile univo insieme Morra e Lacedonia, come una patria sola».

Questo pensiero nuovo e delicato in una forma così semplice era troppo sottile, e non fece effetto. Tirai innanzi.

«Poi andai via. A vent'anni, col core caldo, con l'immaginazione dorata, in mezzo a tanti giovani più amici che discepoli, mi tornò innanzi Lacedonia, e venni qui a cercarmi la sposa, e conobbi qui l'arciprete e il teologo, e molti altri, e se non vi acquistai la sposa, credei di avermi acquistate amicizie incancellabili. E chi avrebbe pensato allora, accolto con tanta festa, pure ignoto al mondo, che in così tarda età, tornando fra voi, avrei trovato qui avversarii, e alcuni, che è peggio, in sembianza di amici?».