Venne l'ora del desinare, e la conversazione si prolungò molto tempo dopo il pranzo. Mi sentivo così bene in quel cerchio allegro di amici. Fabio prese subito il suo posto, divenne il protagonista. Spronato da me, raccontò qualche episodio della sua vita. Era stato un bravo soldato dell'esercito, aveva girato, veduto molto mondo. Faccia bruna e asciutta, aria decisa, parola vibrata e incisiva come una spada. Raccontò fra l'altro un episodio della Battaglia di Custoza, dove s'era trovato lui. Nessun sogno di vanteria, nessun giro di frase, niente di oltrepassato. Mi parve uno degli uomini più serii che avessi conosciuto. Notai una tranquilla moderazione di giudizii e di parole, che è il segno della virilità. Avevo innanzi un carattere.

Mi si parlò del castello di Bisaccia, dove si diceva era stato il Tasso, e mi promisero di mostrarmi la stanza dove aveva dimorato. Cadde il discorso sul Diritto[48], dov'era una corrispondenza in mio favore, assai ben fatta, supposi opera pietosa di qualche amico, scandalizzato della oramai famosa deliberazione di quei tre o quattro del Comitato di Napoli, che si battezzarono maggioranza.

—Volete che la mandiamo attorno pel collegio?

—Oh: non importa. Io credo di avere più autorità che un giornale. Sono io qui il giornale vivente.

—Se non foste venuto voi, che torre di Babele! Quella tale dichiarazione...

—O piuttosto confusione, notò argutamente un altro. Perchè lì dentro ci è un ir e or, un entrare e uscire, e non sai se è divenuto o rimasto.

—Rimasto, disse un altro. Perchè l'uomo non muta per mutar di nome, e chi muta casacca, non muta anima.

—Bravo! diss'io; l'uomo è quello che lo fa la sua vita...

—Ma non innanzi al volgo, osservò don Pietro. Perchè il volgo si fa imporre dai nomi, e non capisce che le apparenze. E come volgo sono i più, questo mutar nome ti rinnova, massime se è un mutare a proposito e secondo il vento.

In questo entra un uffiziale e va diritto alla stanza assegnatagli, con un modesto riserbo che mi piacque molto. E cosa son venuti qui a fare i soldati? domandai a don Pietro.