«Bisaccia, facendo festa a Francesco de Sanctis, rammenta un'altra illustrazione, e manda un saluto riverente a Lei, gloria, onore della provincia».

Sono i nostri capi naturali, riflettè don Pietro.

Mancini rispose, e non so cosa, partito già. Pure da uomo così gentile argomento risposta gentilissima.

Poi mi condussero al castello, e mi mostrarono la stanza del Tasso[51]. Chi diceva: è questa, e chi diceva: no, è quella. Mi fermai in una che aveva una vista infinita di selve e di monti e di neve sotto un cielo grigio. Povero Tasso! pensai, anche nella tua anima il cielo era fatto grigio. Che vale la bella vista, quando entro è scuro? Stetti un po' affacciato. Vedevo certi ultimi monti così sfumati, così fluttuanti, che parevano nuvole, e mi davano l'impressione di quell'interminabile, di quel lontano lontano che spaventa, e rimasi un pezzo balordo, e non indovinavo l'uscita.

Volli partire subito. Temevo il tempo non si guastasse. Ed ecco giungermi questo telegramma: «non partite; debbo comunicarvi cose importanti». Che sarà? che non sarà? mormoravano. Sorrisi, e dissi: tal cosa è importante per uno, che è frivola per l'altro. L'importanza è secondo i cervelli.

Non c'è tempo a perdere, il tempo si metteva a pioggia. Partii. Si accomiatò da me il giovane Castelli[52], da Rocchetta, un piccolo atleta, dalle spalle quadrate, formidabilmente piantato, che m'aveva fatto compagnia fin lì. Poche parole, aria, severa e schietta, amico a ogni prova, mi sembrava un granatiere della vecchia guardia.

Mi accompagnarono molti a cavallo un buon tratto. E poi, addio.

Addio, Bisaccia, dove vidi qualche strada netta, e dove non vidi nessun cencioso, che dimandasse limosina. Avevi anche tu i tuoi cenci, le tue miserie e le tue discordie. Ma le occultasti come ne' dì di festa, e mi accogliesti lieta e cortese. Molti gentili pensieri io colsi in te. Quel garbo nella conversazione, quell'accordo de' visi, se non de' cuori, quella semplicità e naturalezza di accoglienza, quella nessuna giustificazione e nessuna vanteria, anzi quel non parlarmi punto della elezione, e quel fare gli onori di casa all'ospite tutti; quasi Bisaccia fosse stata una casa sola, oh! nessun pensiero gentile trovò freddo il mio cuore.

Addio, Bisaccia la gentile.