Il desinare mi parve lunghissimo. Sentivo nell'orecchio Morra, il mio paese nativo, che mi gridava: Vieni! Dovetti combattere con l'estrema gentilezza de' padroni di casa che volevano trattenermi, e con tanti bravi elettori, che mi facevano istanza perchè rimanessi anche il dì appresso.
—Ma vi pare? è il giorno della votazione. Il mio posto domani non è qui.
—Prendete ancora un bocconcino, mi suggeriva Mauro cheto, cheto. Ad andare c'è tempo.
—Grazie. Ne ho presi tanti di bocconcini. Andiamo.
—E il caffè? Non volete prendere il caffè? diceva un terzo in aria di scandalo, come volesse dirmi: una tavola senza caffè, dove s'è letto?
—Hai ragione, compare.
E così, tra bocconcini e caffè e bicchierini e chiacchiere, avvenne che ci mettemmo in via tardi, ed era notte quando giungemmo in Guardia Lombardi.
Guardia è il paese della provincia più alto sul livello del mare, e la strada che vi menava non era una gran bella cosa. Mi pareva non giungessi mai, ed era già bujo.
Mi avvertì dell'arrivo un gran rumore, confuso tra una luce fosca. Erano torce, e scalpitare di cavalli, e spari di mortaretti, e vive acclamazioni. I signori di Morra m'erano venuti incontri fin lì, accompagnati da una folla di popolo minuto, coi soliti monelli, che con l'energia curiosa delle loro mosse, saltando, vociando, davano vivezza allo spettacolo. Volevo scendere, ma non vollero; ci è tanto ancora da andare, dicevano. E mi caracollavano intorno, e poi via a corsa, tra l'infinito vocìo della turba, estatica innanzi allo spettacolo, ed essa medesima spettacolo. Andammo così un pezzo, quando mi apparve in lontananza una gentile collina tutta illuminata, sì che parea giorno. È Guardia quello? diss'io, meravigliato che ancora tanto lontano. «Che Guardia? Guardia l'abbiamo passato. La è Morra, guarda, parato a festa». In quella confusione ero passato per Guardia, e non me n'ero accorto.
Ecco, nuova gente, a dritta e a manca, e ingrossarsi più e divenire folla in piazza. Non scesi, mi precipitai, e caddi nelle braccia del mio piccolo cugino Aniello, e lo tenni stretto al petto.