Il buon senso aveva ripreso forza, ridevo, mi burlavo, facevo la mia caricatura. Bel filosofo, in verità! Tu hai usurpato questo nome. Ieri sera, innanzi a tanta brava gente, che pure aveva fatto miracoli per te, mettere innanzi il tuo personcino, e non parlare che di te, e fare una voce flebile come un eroe di tragedia, e quelli ti pregavano, e tu più stizzoso e più ritroso, e declamavi la tua sventura, come se al mondo non ci fosse che te: oh il ragazzo mal avvezzo! e che avrà detto Morra di te? E mi ricordai che giovanotto lo zio per farmi vergogna mi diceva spesso: che direbbe Morra di te?

Uso a studiarmi e a dirmi la verità, confessai che l'ironia di tutta quella ragazzata era la vanità offesa, e che il vero orgoglio consiste a fare il bene, quando pure non te ne vengano applausi. Così dopo lunghi giri tornai a quel sentimento virile, che nobilitava il mio viaggio, e poichè mi ci son posto, debbo fare atto di devozione, fare il bene del mio collegio nativo, e cercare il premio nello stesso mio atto. Risolsi di ritirarmi a Napoli per la via opposta, passando per Sant'Angiolo de' Lombardi e Avellino, volendo giudicare da me quanta possibilità c'era di fare un po' di bene.

Uscito in salotto, su, dissi, questa sera dobbiamo essere a Sant'Angiolo. La notizia si sparse. Erano sopraggiunti altri elettori. Decisero tutti di accompagnarmi.

A mezzodì fui in piazza e vi trovai gran gente. Mi accomiatai da' parenti e dagli amici con l'aria di chi dica: ci rivedremo. E in verità, cominciava tra me e i miei paesani un nuovo affetto, che mi doveva tirare più volenteri in quel luogo. Partii con gran seguito, e ad una svoltata di via Nuova vedemmo altri pure a cavallo, che ripigliavano una traversa per raggiungerci. Era il deputato provinciale Corona[86] co' suoi Teoresi.

Si desinò in Guardia, accolti gentilmente dal vecchio Cipriani[87]. E quando si fu a' brindisi, io dissi: «Guardia e Morra sono un paese. Possono i loro cuori confondersi, come si confondono i loro territorii e i loro carlini». Questo piacque. La legge ha potuto staccare Guardia da Morra, ponendolo in altro collegio, ma non ha potuto rompere i legami naturali, e Morra e Guardia vanno sempre insieme.

Verso il tardi ci rimettemmo in via, e fummo a Sant'Angiolo ch'era ancora giorno. Ma forse quella strada aveva veduto tanta gente. I contadini seguivano con l'occhio interrogativo quella cavalcata, e si vedeva lontano sull'altura gran gente che aspettava, un bel tramonto illuminava lo spettacolo. Facevano strada alcuni a cavallo che ci venivano incontro.

Al principio della salita scendemmo tutti. Strinsi la mano al sindaco[88], vecchia conoscenza, e gittato l'occhio innanzi e visto una compagnia in divisa, che gente è quella? dissi.

Sono gli allievi di musica, che vengono a festeggiare il vostro arrivo. E quei vispi giovinotti cominciarono la fanfarra, e noi dietro, ordinati come in processione. Accolti a suon di musica, mi pareva essere un generale, e battevo il passo, e me la ridevo un poco tra me e me di quella mia figura grottesca.

Più su, trovai in due ale i giovani delle Scuole[89] e la Società operai, e così attraversai la città, tra gli sguardi lunghi che venivano dagli usci e dalle finestre, e volevamo dire: cosa è nato? Le strade lastricate e pulite mi fecero buona impressione. Opera del sindaco, mi dissero. E tra' viva De Sanctis sentivo pure mescolarsi i viva al sindaco, massime fra gli operai, che mi parevano contentoni. Giunti in casa del sindaco, trovai magistrati e professori, ero però stordito e con gli occhi che mi cascavano, e quando potei farlo decentemente, stanotte, dissi, ho dormito appena due ore, sono stanco ed ho sonno, non mi fareste dormire un par d'ore?

—Sì, sì.