E fra le ombre del passato mi sta presente quella stanza di Cavour, dove mi vedevo attorno piuttosto amici che discepoli, voi nobili piemontesi, Einardo Cavour, Luigi Larissè, e Balbo e Maffei.
Anche la tua casa si aperse all'esule, come o quando, non ricordo più. Ma ricordo bene che mi piaceva di leggere a te i miei scritti, che poi presero nome di Saggi Critici, e ricordo che una volta mi chiamasti crudele per il mio giudizio su quella povera Sassernò[7].
Ora che il Direttore di un giornale torinese mi concede ospitalità, tutte queste memorie mi si affollano, ed io mi ripresento a Torino con l'animo di chi risaluta la sua seconda patria.
[II.]
Rocchetta la poetica[8]
Decretata la rinnovazione del ballottaggio, dissi: ora vado io là. E andai. Venivano meco due miei concittadini, Achille Molinari e Salvatore De Rogatis[9].
Giunsi a Foggia domenica sera, il 10 gennaio. L'altra domenica era il dì posto per il ballottaggio. Avevo sei giorni innanzi a me.
Capitai improvviso in casa di Giovanni De Sanctis, dov'era pure un albergo. Colui me lo aveva fatto conoscere uno di quegli amici che la mente porta seco sino alla morte, Giorgio Maurea[10].
-È qui Giorgio? domandai.