-No, è partito ieri. Ma ci sono tutti i vostri amici di Foggia, che sarebbero tanto lieti di stringervi la mano.
-Sarà per un'altra volta. Ora acqua in bocca. Ho bisogno che Sansevero[11] ignori il mio arrivo qui. Non voglio ch'essi dicano: «De Sanctis è stato a Foggia, e non è venuto a vederci».
Rimasi solo. I miei pensieri andavano veloci, come i miei passi... Se io andassi a Sansevero! Tre quarti d'ora, e sarei a Sansevero. Cosa è l'uomo! Io ho là un nido riposato e sicuro, là stimato da tutti, amato da molti, e debbo correre appresso alle ombre, cacciarmi tra monti e dirupi in paesi meno civili, dove pochi mi conoscono, e nessuno quasi mi comprende, e dove il mio nome è trastullo delle loro piccole lotte e piccole passioni. Tu non sei più un giovinotto, mi dice Marietta mia; pensa che t'incammini verso la vecchiaia. E ora, nel cuore dell'inverno, con tanti anni addosso...
Ma respinsi questi pensieri come una tentazione. Questa è, dissi tra me, quella tale seconda voce, che è sempre una traditora. Ubbidiamo, alle prime ispirazioni che vengono dal cuore. Maggiore è il sacrifizio e più grande sarà la soddisfazione della coscienza.
Alto là! rispose un'altra voce. Tu posi, come un Iddio. Guarda bene in queste tue ispirazioni del core, e ci troverai un po' di passioncella, un po' d'impegno, un dispettuzzo, e forse anche una piccola vanità. Tu non vuoi apparire uno sconfitto.
Mi esaminai, e sentii che questa voce non avea tutto il torto. E rimasi perplesso. Camillo de Meis[12] aveva un po' di ragione, quando mi chiamava un Amleto vagabondo tra le voci del pensiero.
Io non sono un Amleto, ma sono un pigro, e non mi movo se non ho una buona spinta dagli avvenimenti. Ma se mi movo, io vivo là entro e ci metto tutto me, o scriva, o insegni, qualsiasi cosa io faccia. Piccola o grande, buona o cattiva, una passione c'era in me che mi traeva seco. Ed io non l'analizzai più; le ubbidii.
La mattina giunsi a Candela, e trovai per avventura alla stazione un agente di casa Ripandelli. Antichi legami avevo con quella casa, fortificati da nuova amicizia col mio Ettore, già mio collega, perfetto gentiluomo e perfetto amico. Non trovai nessuno, ma quel bravo agente, saputo il mio nome e la mia intenzione, mi fece gli onori di casa, e mi si offerse compagno al viaggio.
Fu spedito un corriere a Rocchetta di Sant'Antonio, la porta del mio collegio da quel lato. Doveva annunziare il mio arrivo, e consegnare una mia lettera al Sindaco.
Chi fosse il Sindaco, non sapevo[13]. Ma, conoscendo le piccole gelosie de' paesi, è stato sempre mio costume di indirizzarmi ai sindaci, come quello che rappresentano tutta la cittadinanza.