—Questo è il futuro. Sarà e non sarà. Ora come ora, gli hai fatto il compare, o come dicono, il gatto che cava le castagne dal foco, un bel mestiere! e hai reso un bel servigio a lui e un bruttissimo a noi, cioè agli altri. Quanto a me guardo e rido.

—Sicchè, nella tua opinione, o come dici; degli altri, vi faceva proprio bisogno un pretendente, per farlo re a sua volta. Vuol dire che siete nati sudditi, e che se non ci fosse il re bisognerebbe crearlo apposta per voi. Re per re, a dirla schietta, preferisco l'angiolo Michele a tutt'i Serafini.

—Ah! ecco perciò...

—Come corri subito al perciò! Perciò cosa?

—Perciò gli hai dato una mano. E hai tolto a lui il pruno dagli occhi e a noi il contrappeso.

E dalli col contrappeso. Lascio stare che specie di contrappeso era quello, da rendere accetto il re di oggi per non cascare nel re di ieri. Certi uomini sono, anche senza loro colpa, debolezza degli amici, e la forza degli avversarii... Ma poi, come non vedi che il contrappeso è appunto la vita, così nel fisico, come nel morale, sicché, tolto il contrappeso, viene la congestione, o come tu dici, il capogiro?

—Sicchè tu miravi ad ammazzare il povero Michele. E ti sei fatto aiutare da lui contro lui.

—Michele, come voi lo chiamate, è troppo acuto per cadere in questa pania, e io sono troppo leale per fare questi tiri. Non ammetto lo scherzo su questo punto.

—Parliamo dunque serii. O come ti è venuto il grillo di ficcarti in questa baraonda? Non ti bastava Sansevero? Presentarti ai tuoi concittadini, proprio quando non pensavano a te e pensavano al re e al pretendente! E tu col peso e col contrappeso. Prima non avevi che amici, e ora hai nemici. Credi tu che non ci sia salito il rossore sul viso, quando noi s'è inteso il tuo nome bruttamente mescolato in queste passioncelle locali, e che taluni perfino non sono voluti venire a sentirti?