—Ammiro la tua filosofia. Ma io vecchio sento come tu sentivi giovane. Cosa vuoi? Combattere è la mia divisa, dove c'è a fare un po' di bene. Capisco che si guasta il sangue. Ma questo guardare e star da parte non mi va. E mi parrebbe, come la vecchia zia che filava, mentre Graziella non voleva e si faceva pigliare la mano. Certe cose non mi fanno ridere. M'indegnano, mi attizzano, e mi ci sento tirare in mezzo.
—Tu pigli l'offensiva. Ma ti fai illusione. La tua opera è un agitarsi nel vuoto. E non c'è sugo. Il solo costrutto che ci vedo è di aver dato più forza a Michele[95], che noi si voleva gettar giù.
—Gettar giù è presto detto. Come si fa a gettare giù Michele?
—Se rimaneva l'altro prefetto!
—Come se un prefetto potesse dare a voi una forza che non avete. Lascio stare il lato ignobile. Un paese che invoca l'intervento di questo o quel prefetto per cacciar via il tiranno, è degno del tiranno. Se non si sente la forza di farlo esso, vuol dire o che è nato servo o che il tiranno non c'è. Venne il Prefetto Niente Paura, come lo si chiamava, e ruppe guerra al re. Un gran brav'omo quello, e che aveva le intenzioni giuste, ma ricordatevi quella sua fronte piccola e stretta e quegli occhi rigidi, come presi dal tetano, e ditemi se c'era lì dentro altro cervello che scarso di fosforo e a idee fisse, rigido come quegli occhi. La quale rigidità chiamano carattere, ed è monomania. E di là veniva quella sua volontà di granito, pari alla sua alpe. Quella testa alpina andò a cozzare contro la testa irpina, dura non meno, dura come quei macigni, che incontri in certe strade de' nostri paesi e fanno gridare i piedi. E cosa nacque? La provincia fu messa a soqquadro; si accese la guerra civile fin nei più piccoli comunelli; venner fuori le più infami accuse, non ci furono vinti e vincitori, furono tutti vinti, demoliti tutti.
—Ma se rimaneva, il demolito era don Michelino.
—Rimpiccinitelo, come volete. Fatto è che se è rimasto in piedi dopo quella guerra, non dee essere poi un tartufo, delizioso a mangiare e nulla più.
—Anzi è lui che vuol mangiare noi.
—Proprio così? O come ha fatto costui per salire sì alto? Io mi ci perdo. Alla Camera non l'apprezzeresti un soldo.