—Gli è che ha la monomania anche lui. E la sua monomania è che ha da essere lui il re, e tutti gli hanno a star sotto. Come Cesare, don Michelino vuol essere primo in Avellino, anzi chè secondo in Roma. E se sale nelle alte sfere, gli è come chi va in pallone per raccogliere notizie intorno alla terra. E qui la terra, come vedi, è Avellino[96].
—Proprio. Don Michelino, come tu lo chiami, ha la sua polizia, e non so come, ma ti penetra tutto, fino i pensieri.
—Gli è che non pensa altro da mattina a sera. Non so se dorma. Ma quell'uomo lì ha la febbre. Non si contenta di essere un uomo. Vorrebbe essere un telegrafo, un vapore.
—Giusto. Se hai una lettera con un'urgentissima, pressantissima, metti pegno che è don Michelino. Apri, e che è? Talora è una freddura.
—Ha la febbre e fa venir la febbre. Perchè vuol far ballare tutti a suo modo. E amici ne tiene e di molti.
—Segno che sa farsi gli amici.
—Unico nell'arte. E sono fanatici e si farebbero ammazzare per lui. Sanno che si fa di foco, se ha a rendere loro un servigio.
—E come non si può fare tutti contenti, e i malcontenti sono i più, avreste buon gioco. O come va che la maggioranza cresce intorno a lui? E ci sono là dentro uomini di qualche valore, e che non hanno bisogno dei suoi servigi.
—Contate per nulla la sua posizione sociale, la sua attività, la sua sagacia, il suo fiuto, la sua intelligenza e l'esperienza, e la conoscenza di ogni materia che ha tra mano?
—Caspita! Tu mi fai il ritratto di un piccolo uomo di Stato.