Legge che sia. Cicerone la definisce meglio degli altri; tuttavolta si mette avanti una nuova definizione e si spiega. Parlasi dei fini a cui mirano le leggi. Ragione di agire delle forze fisiche e morali dell'uomo di fronte al soggetto sopra il quale si versano. Distinzione prima delle leggi in due sorti; a cui spetti proporne sì le une che le altre. Modi pessimi di discutere le leggi, e quali parrebbero ad usarsi più dicevoli; che ne pensasse il generale Paoli, e come provvedesse.
Del sorteggio adoperato dagli antichi, e se possa praticarsi dai moderni.
Se si abbiano a desiderare leggi stabili, o se considerare ponti da muratori, che levansi dal muro, e si fissano più in alto di mano in mano che la fabbrica avanza.
Da capo dei vizii, e come possano adoperarsi per argomento di leggi: in qual modo abbiano saputo approfittarsene gli antichi.
Considerazioni sopra il concentramento degli ordini amministrativi. Parlasi di Federigo re di Prussia e di Napoleone I; differenza del principio e delle conseguenze dei sistemi loro. Il primo spinse la necessità dello Stato, e bene si mosse, meglio andò, sapientemente stette, sè ed i popoli avanzando mentre visse, felicitandoli nello avvenire: non così Napoleone, spinto più che altro da indomata improntitudine. Il concentramento comecchè in certe occasioni utile partorisce sempre la rovina della libertà: si chiarisce falsa la opinione, che sopra ogni altro ordine esso basti a governare gagliardamente; dove arriva taglia, ma a tutto non arriva; anzi troppo più che non si pensa lascia di fuori. Ciò che nocque massimamente al governo degl'Inglesi nell'India fu l'amministrazione di soverchio concentrata: moniti di Enrico Russell con superbia molta e consiglio poco respinti. Governi concentrati in Italia esosi allo universale; prosperità mirabile dei nostri Comuni italiani donde muovesse. I governi concentrati nuocono alla libertà, ma i larghi disordinati apparecchiano la tirannide: assunto supremo sta nel dare buono assetto ai governi larghi purgandoli da' vizii che gli rovinano. Come si possano condurre due Stati ad accordarsi di formarne un solo. Statuti nostrani antichi non consultati nella composizione dei nuovi. Statuto del generale Paoli. Statuto di Leopoldo I. Ricercasi se lo Statuto Leopoldino sia stato, come Carlo Botta spaccia, una spiritosa invenzione; prove della sua verità somministrate dal senatore Gianni e dal granduca Leopoldo II. Ricercansi le cagioni del primo Statuto toscano, e di quello del Paoli, e come dovrebbero adattarsi agli Stati italiani. — A che cosa Leopoldo I i beni della religione di Santo Stefano destinasse; quello che egli sentisse degli eserciti stanziali, e come volesse possedere le milizie. Distinzione tra milizie civiche e soldati volontarii; con le milizie civiche possono ottimamente vincersi le guerre, e se ne adducono esempi. Ordini egregi di Leopoldo I intorno alle fortezze dello Stato. Del castello di San Giovambattista, del duca Alessandro, e di Filippo Strozzi. Provvidenze dell'inclito principe circa alle cariche pubbliche, ai benefizii ecclesiastici, alle pensioni, alle promozioni, ed alle esclusioni, le quali apparvero tali, che nè anco i repubblicani saprebbero immaginarle nè maggiori, nè più libere: per ultimo Leopoldo I, volendo accertarsi che le assemblee rappresentassero il paese davvero, prescrisse avessero a rimanerne esclusi gl'impiegati, gli ufficiali di corte, ed anco i semplici pensionati.
Trattasi della prima rivoluzione di Francia, e delle cause che la spinsero a commettersi in balìa di un soldato. Quale fosse l'animo di Napoleone giovane, e come indi a breve mutasse consigli. Ragioni della comparsa e della durata del primo impero: ragioni della sua decadenza. Napoleone presentendole si appiglia a più maniere partiti per ovviarle. Delle pratiche di Erfurt, e cagioni per le quali si possono credere vere: riscontri storici diligentemente raccolti: s'indagano le cause che secondo la verosimiglianza fecero capitare male coteste pratiche col Russo. Napoleone le aveva tentate innanzi con la Inghilterra, e del pari senza pro. Concetto napoleonico in che cosa pari, ed in che disforme a quello di Alessandro Macedonio, di Carlomagno, Carlo V, e di parecchi altri conquistatori. Fine della guerra russa, il quale avrebbe sortito Napoleone, se non gli ostava la Provvidenza.
Trovati dei dottori politici per ritemperare la monarchia di diritto divino con certe arguzie di libertà annacquata, che non attecchiscono. Cortigiani e clericali imbaldanziti presumono restituire gli ordini vecchi; mettendosi al cimento delle ultime prove se perdono, e con esso loro la monarchia di diritto divino.
I dottori accaparrano la monarchia popolesca, e la circondano di nuovi arzigogoli idonei a spingerla verso il precipizio, e presto: inettezza suprema dei pretesi moderati a reggere gli Stati chiarita a prova. Il pessimo dei concetti nei governi sta nel non averne alcuno, e dondolarsi su tutti. Quello che puoi fare procura che torni in benefizio de' più, poi fallo fino in fondo e presto; altrimenti i popoli si disamorano della libertà, e ricascano sul vecchio, e talora anco peggio.
Mette capo la seconda repubblica in Francia, ma bacata dalle dottrine dei perpetui dottori che l'entrano in corpo. Si dimostra come non fosse Luigi Napoleone quegli che spense la repubblica: ogni partito tirando ai proprii interessi, non si sa perchè dovesse egli astenersi di fare i suoi. Esame degl'intendimenti del popolo di Francia, e se meritino biasimo o piuttosto lode. Quello che il popolo francese restituendo lo impero si proponesse. Indagasi con pacata disamina se lo eletto del popolo all'aspettativa di lui abbia corrisposto; suoi concetti e sue opere così dentro come fuori, e quali razionalmente argomentando sarebbero le seguenze del suo operato per la Francia, per la Italia e per la Germania.
Se i presunti concetti dello imperatore di Francia offrano probabilità di riuscire, e riusciti se di durare; quali i fatti che avranno virtù di attraversarli.