Su la terrazza di questa villa, certa sera di state stavano raccolti taluni toscani e taluni côrsi lasciando vagare lo spirito loro in balìa di vari ragionamenti, come le nuvole che in quel momento dondolavano ai fiati vespertini per lo azzurro dei cieli. Di cosa in cosa il discorso venne a fermarsi sopra la povertà dei lirici civili in Italia, e sopra le cause di questa inopia; quindi con naturale trapasso l'uno l'altro interrogava quale fosse per suo avviso la migliore lirica che da lui si conoscesse.

Il primo, cultore appassionato del Byron, così rispose: — Cose note favello, ma se non so dirvene delle nuove non è mia la colpa. Voi rammenterete i colloqui del capitano Medwin avuti col Byron, quando ei si condusse a visitarlo a Pisa. Or be': fra loro ed altri compagni certa volta accadde di ragionare sul proposito che adesso ci è capitato dinanzi; chi dava la palma a Coleridge, chi a Moore, chi a Campbell; il Byron affermò non conoscere oda che superasse quella composta da incerto poeta intorno la morte di sire Giovanni Moore, e la recitò agli amici, i quali veramente la trovarono quale quel re del canto l'aveva giudicata. L'oda diceva così:

Il funerale di sire Giovanni Moore.

Non fu sentito un tamburo, non un canto funerale, mentre noi trasportavamo anelanti il suo cadavere su i baluardi: non soldato scaricò l'ultimo addio sopra la tomba dove seppellimmo il nostro eroe[12].

A mezza notte squallidamente lo seppellimmo, scavando la terra colle baionette, al dubbio lume della luna velata di caligine, al fumoso chiarore delle lanterne.

Noi non chiudemmo il suo cadavere dentro inutile cassa; bastò un lenzuolo: egli giacque come dorme il soldato, avvolto nel suo mantello di guerra.

Brevi le preghiere che proferimmo, verun rammarichio proruppe dalle nostre labbra; solo fissammo i nostri occhi su la faccia del morto, e pensammo amaramente all'indomani.

Pensammo, mentre lo componevamo nella stretta fossa ed acconciavamo il suo solingo guanciale, che in breve calpesterebbe la sua testa il nemico straniero, e noi pressava la necessità di allontanarci sul mare.

Egli dirà vituperio a cotest'anima che aperse le ale; egli ne oltraggerà le fredde ceneri: lui avventuroso! se lo lasceranno dormire tranquillo nel sepolcro dove i suoi compatriotti lo hanno deposto!

Appena avevamo compita la metà del nostro ufficio che suonò l'ora della partenza, ed il rombo del cannone ci fece accorti che il nemico veniva per assalirci alla sprovvista.