Tristi e dolenti ci affrettammo a coprire di terra lo eroe insanguinato e rapito ai campi dei suoi gesti: non gli tracciammo un motto, non gli levammo una pietra: noi lo lasciammo solo con la sua gloria.

L'ora del tempo che imbruniva contribuì a dare risalto alla profonda melanconia di cotesta oda; però non istette guari che un altro degli amici, commendando come meritava la poesia, pretese poterle contrapporre un altro canto, il quale, secondo lui, lo superava, o alla più trista, gli reggeva il paragone: aggiunse venirci d'oltre Oceano, figlio di Musa americana, e avere per titolo: L'orologio di per le scale. Invitato a palesarlo, recitò:

Poco innanzi al sentiero che mena al villaggio si trova il vecchio castello: altissimi pioppi di qua e di là ne guardano il portone, e l'orologio antico posto sul pianerottolo della prima scala visto di su la soglia pare che dica a cui passa: Sempre e mai.

Eccolo lì in capo della prima scala con le sue lunghe dita di ferro di dietro alla grave cappa di quercia alterna cenni misteriosi come il frate, il quale per di sotto la veste di bigello si fa il segno della croce e sospira: poi con suono lugubre saluta i passaggeri: Sempre e mai.

Mentrechè il giorno dura, l'antico orologio manda fuori la voce abbastanza soave, ma durante la notte casca giù con misura avvicendata, come un passo che alternando desti l'eco nelle sale solitarie. Pei soffitti, su i pavimenti cotesto passo corre, e da per tutto. Alla porta di ogni camera si accosta, e pare che dica: Sempre e mai; mai e sempre.

Traverso i giorni della gioia e dello affanno; traverso quelli delle nascite e delle morti; traverso le fuggevoli vicende che il tempo muta perpetuamente, egli solo invariabile ripete senza posa le parole solenni: Sempre e mai; mai e sempre.

Un dì in questa casa l'ospitalità aveva messo stanza: immensi fuochi dentro il focolare crepitavano; qualunque straniero vi capitasse sedeva a mensa convitato; ma pari allo scheletro dei festini di Babilonia, questo simbolo del tempo che consumandosi consuma avvertiva irrequieto: Sempre e mai; mai e sempre.

Costà gruppi di bimbi folleggiando ruzzavano: là le ragazze porgevano ascolto pensose ai lusinghieri favellii dei dami: da questa camera uscì nella notte nuziale la sposa bianco vestita: giù in quello androne muto stettero distesi i morti ravvolti dentro il lenzuolo di neve: poi, in mezzo al silenzio che tiene dietro alle preghiere dei morti, si faceva sentire la voce del vecchio orologio: Sempre e mai; mai e sempre.

Tutti adesso andarono dispersi; chi si accasò, chi morì, e quando nel fondo del cuore amareggiato io domando: dove e come si troveranno essi? Vedremo tornare un'altra volta i giorni che passarono? Il pendolo antico risponde: Sempre e mai; mai e sempre.

Quaggiù mai, e per sempre lassù dove non sono cure, nè affanni, nè tempo che separa, nè morte che distrugge. Sempre lassù; quaggiù mai. L'orologio dell'eternità batte indefesso: Sempre e mai; mai e sempre.