E il terzo amico a sua volta favellò: belli questi canti, anzi divini per copia di passione e d'immagini, comecchè svariate congiunte strettamente al soggetto, ed a questi che ricordaste del Wolfe britanno e del Longfellow americano potrebbonsi aggiungere a cento a cento altri non meno portentosi; però importa che voi notiate che se i Sassoni non lasciarono agl'Inglesi la loro lingua intera, che questa ebbero a spartire co' Normanni; quanto a sentire, il sangue sassone primeggia; e in ogni caso anco i Normanni venivano da tramontana: ond'è che se per affetti ed eloquio derivano dalla contrada immensa che si chiama Alemagna, non vi parrà cosa strana nè forte se io vi affermi cotesta terra possedere due cotanti più poeti lirici così antichi come moderni, varii, moltiplici e tutti sublimi: ve ne ha taluni aerei quasi fiocco di nebbia che scivoli traverso il disco della luna, ve ne ha dei caldi da digradarne il reverbero del sole su le sabbie del deserto, ve ne ha dei precisi quanto le pitture domestiche dei fiamminghi; insomma vasche piene di diamanti quali appena s'incontrano nelle Mille ed una notte; io ve ne dirò una del conte Alessandro d'Aversperg austriaco, notabile, a parer mio, pel modo nuovo col quale ci dipinge la storia di trent'anni di vicissitudini che capovolsero il mondo: udite; questo canto si chiama l'Invalido, e suona così:
Nel prato dirimpetto all'osteria siede il povero veterano; colà ei narra sovente battaglie e vittorie, e qualche volta canta una canzone scarmigliata.
La gioventù turbolenta del villaggio lo circonda seduta su l'erba: le zitelle dalla guancia vermiglia badano a tenergli sempre pieno il bicchiere.
Un ragazzo gli sta cavalcioni sopra le ginocchia e si trastulla co' capelli grigi e le basette di lui: due altri montano la guardia col bastone e la sciabola che hanno preso al veterano.
Il maestro di scuola del villaggio, il Dionigi tiranno dei fanciulli, antichissimo compagno dello invalido, siede a sua posta allato del vecchio amico.
Di un tratto il veterano si tira su le maniche del vestito, e dice: orsù io vo' raccontarvi una storia, date retta, ragazzi! E i ragazzi, vedendo il braccio ignudo, strepitosi schiamazzano intorno al vecchio: Oh! le brutte bruciature che tu hai sul braccio!
Ed io mi fo capace di spiegarvi questi segni che vi ammonisco a rispettare, però che essi, vedete, raccontano una buona metà della storia del mondo.
Io passai i primi anni sul margine della Loira tutto fiori; colà un dì la pace parve che mi volesse sorridere giocondamente sopra la faccia bella della donna mia.
Conciossiachè sul margine della Loira tutto fiori, voi avete a sapere che una donzella leggiadra mi promettesse amore: allora io feci incidere per bene questo coricino sul mio braccio e circondarlo da due nomi.
In quel torno andando fino a Parigi riconobbi di colta il Re, quantunque io non avessi contemplato la sua degna faccia, eccettochè sopra i baiocconi di rame.