Più volte m'era venuto fatto di domandare a che diacine rappresentassero del Re su i baiocconi la testa sola. E poichè veruno me lo sapeva dire, pensava fra me: gatta ci cova. Chi avrebbe detto allora che io sarei stato profeta!
Un giorno per valli e per monti rimbombò il grido: alle armi! E la gente mezzo ignuda, tratta fuori di sè, corse sotto le bandiere!
E dimenava i berretti rossi come lingue di sangue in cima a lunghe picche urlando inebriata: Libertà! libertà! A cui centinaia di migliaia di voci rispondevano urlando: Libertà! libertà!
Il suono di questa parola mi solleticò forte l'orecchio, onde io mi resi soldato: allora in gaggio di amistanza m'impressero col ferro rovente sul braccio questo berretto vermiglio.
Un altro giorno poi passò davanti alle nostre file certo uomo pallido e arcigno, il quale ci chiese se gli volevamo obbedire: noi non gli rispondemmo sì nè no: egli prese a comandare, e noi gli andammo dietro.
Sopra la destra potente egli portava un'aquila orgogliosa, e dopo avercela mostrata gridò con voce che ci parve un tuono: per la patria e per la gloria!
Ci garbò il grido, e con immenso ululato ci precipitammo dietro i passi di lui; egli trascorreva così veloce che qualche volta credemmo lui stesso trasformato in aquila.
L'aquila incominciò ad aliare da mettere spavento: appena si posò un attimo in Africa su le piramidi, in Russia sul palazzo delli Tzari, in Vienna sul campanile di Santo Stefano, in Roma sul Vaticano: ma dove più le piacque fermarsi fu in cima alle torri di Nostra Donna a Parigi: quinci tuffava giù gli occhi sopra il fiume dei popoli — fiume dalle onde senza fine.
Fra lo strepito dei cannoni, dei comandi sul campo e dei canti trionfali nelle città, io incisi con la punta della spada quest'aquila sopra il mio braccio.
L'aquila dalle ali poderose un bel giorno ci sparve davanti. — Ohimè! noi non la rivedemmo più; l'aquila sparì per sempre.