Subito dopo turbe di stranieri ci calarono addosso da tutte le parti e fu quasi un diluvio di nemici, — e non pertanto da galantuomo! io li conosceva tutti da un pezzo — ci eravamo veduti spesso su i campi di battaglia a mezzogiorno, a levante ed a tramontana.

E tutte queste turbe raccolte insieme andavano urlando: pace! Correvano anni parecchi che questo grido usciva da casa loro; ma allora ce lo rinnovarono con tale suono di voce che ci parve curioso.

Perchè bene essi urlavano: pace! giustizia! ma intanto mandavano in fiamme le nostre città e disertavano le campagne.

Costoro con la punta insanguinata della spada gettavano all'aria copia di palme, e dalla gola dei cannoni ci lanciavano nuvoli di gigli bianchi.

Uno di cotesti gigli infiammato mi cascò sul braccio, e, come vedete, da indi in poi non se n'è andato più via.

Per questo modo io porto sul braccio metà della storia del mondo. Questo cuore, questo berretto, questa aquila e questo giglio ve ne porgono testimonianza fedele.

Il berretto da molto tempo fu messo in brani: l'aquila se n'è salita diritta al sole; i gigli anch'essi appassirono nel modo istesso che questo coricino un certo giorno mi scivolò per terra e si ruppe.

Adesso istituisco mio erede il Re: egli rederà questo braccio rabescato di figure strane; gli raccomando a custodirselo dentro uno stipo di oro, nè più nè meno di quello che ho inteso costumasse fare Alessandro dei poemi di Omero.

Alessandro è fama non preterisse giorno senza leggerne un verso; io raccomando al mio Re adoperare lo stesso col mio libro di storia che gli lascio.

E adesso, maestro, che ti par egli del mio libro di storia? — Eh! rispose il maestro, purgato e corretto mi pare adattato ad usum Delphini.