RACCONTO DI ERODOTO
APPLICABILE AI NOSTRI TEMPI
SOMMARIO.
Si confortano i Lombardi a perseverare animosi, ed a non ispogliarsi leggermente della libertà.
Narrasi da Erodoto nel libro settimo delle Storie intitolato a Polinnia come: — «i Greci, instando Serse con l'enormi sue forze terrestri e marittime, si adunassero insieme in un medesimo luogo, e, datasi fede scambievole, deliberassero prima di tutto riconciliarsi e far pace delle ingiurie passate; conciossiachè la guerra durasse allora vivissima tra diverse città, e segnatamente tra gli Ateniesi e gli Egineti».
«E decretarono eziandio inviare legati ad Argo, a Gelone figlio di Dinomene, a Corcira e a Creta per istringere alleanza con gli Argivi, i Siracusani, i Corciresi e i Cretesi contro i Persiani, e sovvenire ai Greci nelle angustie presenti. — Intendimento loro era di assembrare, se la cosa poteva farsi, il corpo ellenico, e con supremi e concordi conati vincere i pericoli sovrastanti a tutta la Grecia. Grande si presentava in quei tempi la potenza di Gelone, e non occorreva stato nella Grecia che superasse ed uguagliasse il suo».
«I legati Greci giunti al cospetto di Gelone favellarono in questa sentenza: «I Lacedemoni, gli Ateniesi e gli alleati loro noi commisero verso te ambasciatori per confortarti a unire le tue alle nostre forze contro i Barbari. Tu per certo hai inteso il re di Persia in procinto d'invadere la Grecia, e gettato un ponte sopra lo Ellesponto, seco menando quante ha forze l'Oriente, sul punto di assaltarla. Sotto pretesto di vendicarsi di Atene egli disegna ridurre la universa Grecia in servitù. Tu sei potentissimo re, e la Sicilia che tu governi forma parte non piccola della Grecia. Sovvieni pertanto i vendicatori della libertà, e unisciti a noi per conservarla. Dove la Grecia tutta colleghisi, noi comporremo potenza capace per combattere il nemico che sta per assalirci; se poi alcuno di noi tradisce la patria, o ricusa sovvenirla, — se la parte più valida dei suoi difensori si astiene da imprendere la guerra, noi presagiamo sicuro lo eccidio di noi. Armati di provvidenza avanti. — Noi soccorrendo procaccerai la tua propria salvezza. Le imprese prudentemente concertate riescono a prosperevole fine».
«Greci, — rispose Gelone concitatissimo, — e con qual fronte me confortate ad aggiungere le mie forze alle vostre incontro ai Persiani, mentre io quando vi pregai di sussidio nella guerra Cartaginese, ed implorai il vostro ajuto per vendicare la morte di Dorieo figlio di Anassandride contro gli abitanti di Egeste, voi, nonostante le mie profferte di affrancare i porti per voi sorgente di comodi e di utilità grandissime, non solo rifiutaste sovvenirmi, ma eziandio negaste vendicare meco la strage di Dorieo? Per voi non istette pertanto che questo paese non cadesse pienamente in preda dei barbari; ora le cose mutarono aspetto, e adesso che la guerra vi sta sulle porte, anzi pure in casa, vi ricordate alfine di Gelone. Io però non voglio imitarvi; manderò a sostenervi 200 triremi, 20,000 opliti, 2000 cavalli, 2000 arcieri e 2000 frombolieri; ancora provvederò di grani tutto lo esercito fino a guerra vinta, a patto che io ne sarò condottiero; diversamente nè io verrò alla guerra, nè vi spedirò veruno dei miei sudditi.
«Siagro male frenando lo sdegno soggiunse: Gemerebbe l'ombra onorata di Agamennone se sapesse come gli Spartani avessero consentito lasciarsi spogliare del comando da un Gelone e dai Siracusani. Se vuoi soccorrere i Greci, obbedisci ai Lacedemoni, se ricusi, tienti le tue milizie, noi sapremo farne a meno».
«Gelone, considerando cotesta repugnanza insuperabile, di nuovo riprese: «Spartani, la ingiuria profferita contro gente animosa muove a sdegno; ma la vostra tracotanza non mi dissuaderà dal rispondervi pacato. Se tanto alligna in voi desiderio di comando, naturale cosa è che io più di voi lo pretenda, imperociocchè io manderei maggiore copia di milizie e di navi che voi non avete. Ma poichè la mia proposta v'irrita componghiamo fra noi. Se voi assumete il comando delle forze terrestri, sia mio quello delle navi, o se voi scegliete le navi, a me le milizie di terra. Accettate una di queste condizioni, altrimenti partite, e fate a meno di me.»