«Tali furono le offerte di Gelone. Il legato di Atene prevenendo lo Spartano così favellò: «Re di Siracusa, la Grecia non abbisogna di Capitano ma di forze, e noi verso te deputava per domandartene. Però tu neghi concederle se noi non ti eleggiamo Capitano; tanto in te arde la libidine d'impero. Finchè chiedevi l'universale comando, noi tacemmo persuasi che il legato di Sparta risponderebbe per ambedue. Rigettato dalla condotta universale ti se' ristretto a quella delle navi. Adesso sappi che, dove te la consentissero gli Spartani, noi negheremmo: perchè dopo loro spetta a noi. Se i Lacedemoni intendono capitanare le navi, noi nol contrasteremo, ma non cederemo altrui. Noi che possediamo la massima parte delle navi greche, e ci vantiamo popolo antichissimo fra i Greci, abbandoneremo il comando ai Siracusani? noi che soli dei Greci non mutammo mai suolo, noi che fra i compatriotti nostri annoveriamo il capitano che navigò allo assedio di Troja, e per testimonianza di Omero fu peritissimo ad ordinare lo esercito e schierarlo in battaglia! — Forti di questa testimonianza noi senza inverecondia possiamo celebrare la patria nostra».

«Ateniesi, replicò Gelone, voi non di capitani ma di soldati difettate. Or via, poichè siete così ostinati, tornate in Grecia e dite ch'essa delle quattro stagioni dell'anno si toglie la primavera».

Gelone negò i sussidii e mandò Cadmo di Coo a Delfo con tesoro grande e parole di pace, istruendolo che stesse ad osservare, e se il re vincesse lo presentasse del danaro, e la terra e l'acqua per tutto il suo stato gli offerisse; se all'opposto superassero i Greci, se ne tornasse in Sicilia.

I Greci senza i soccorsi di Gelone vinsero i Persiani sul mare a Salamina, su la terra a Platea.

Così i Greci, avendo a fronte uno esercito di un milione e settecentomila fanti e di ottantamila cavalieri, ed una flotta di milleduecentosette galere, non disperarono. Ai Lombardi stanno contro forse quarantamila combattenti, e si avviliscono. Contro ai Greci stava un Re potentissimo, signore di contrade vaste 165,300 leghe quadrate, copiose di pecunia, abbondanti di biade, capaci a mettere in piedi nuovi eserciti, e non disperarono. Contro ai Lombardi sta un reame stremo di danari, cadente, commosso da interne perturbazioni, diviso e già precipitante allo estremo esizio, e si avviliscono. I Greci convocarono un congresso di popoli amici allo istmo di Corinto, e quantunque i Cretensi e i Corciresi mancassero alla posta e gli Argivi tradissero, non disperarono. I Lombardi vedono accorrere da tutte le parti d'Italia uomini armati per la comune difesa, e si avviliscono. I Greci non consentirono cedere a Gelone neppure una parte del comando in mercede degli aiuti promessi; i Lombardi renunziano alla libertà in premio del sussidio sperato. Così i Lombardi si mostrano vogliosi meno di libertà che di mutare signoria, e così mostrano che noi anime pallide d'oggidì rassomigliamo i grandi avi nostri di Pontida e di Legnano quanto un verme nato dalle viscere del cavallo morto e corrotto rassomiglia al feroce destriero, ch'empie le campagne del potente nitrito, drizza la criniera, e spumante e fumoso si precipita nel folto della battaglia quando la tromba guerriera suona l'ora in cui i magnanimi o vincendo o morendo si rendono immortali.

IL PORTO DI PIOMBINO

Intorno alla necessità di ristaurare il porto di Piombino, che tuttavia dura; e provvedimenti ministeriali censurati.

Io me ne stava seduto sopra un mortaio di bronzo napoleonico alla Stella (la quale per parentesi non era la Stella di Venere, ma la fortezza ove il 9 gennaio dalla salutifera incarnazione 1848 mi trasportarono), e, quantunque non paresse, aspettava con impazienza la barca della posta. Da gran tempo era trascorsa la ora consueta dello arrivo, e non si vedeva: parevami il tempo buono e non sapeva persuadermi del ritardo. Guardava il Fanalaio, e poi il Capo, e dal Capo riportava gli occhi sul Fanalaio, ma egli non segnalava la barca. Finalmente ruppi il silenzio e domandai al Fanalaio: o come avviene che non giunge la posta? Non soffia favorevole il vento? — Soffia, rispose, ma, quando il mare è niente grosso, nel Porto di Piombino non si entra nè si esce. — E da Portoferraio? — Si entra e si esce con tutti l venti: cosa che piacque poco anche al Diavolo onde depose il pensiero di farsi marinaro. — Se invece fosse stato nel Porto di Piombino... — A questa ora il Diavolo sarebbe Ammiraglio!

Simile discorso mi condusse, secondo mi persuade la mia natura curiosa, a ricercare un po' sopra le ragioni del Porto di Piombino, ed ecco quanto mi venne fatto trovare. Il Porto presente di Piombino pur troppo offre le comodità celebrate dal Fanalaio, ma mezzo miglio lontano poco più poco meno tirando verso levante si trova il Porto vecchio, che fu Porto Pisano. Adesso è interrato, ma di leggieri si potrebbe affondare. Il regio architetto Caprilli a cui venne ordinata la perizia fece ascendere la spesa a L. 170,000 e il Principe l'approvò con Rescritto.