O piuttosto gli mescoleranno nelle loro milizie, e li costringeranno con mano parricida a trarre contro i loro parenti. Noi credevamo che simili pensieri allignassero appena nella mente di Satana; spettava a noi vedere che da Cristiani concepisconsi, e da Cristiani mandansi ad esecuzione.

E i Tedeschi si dolgono se da noi si chiamano barbari! Certo, il nome di barbari è troppo poco per loro. E questa arte iniqua non è nuova per essi. Federigo svevo assediando anticamente Tortona appese prigioni alle torri che moveva ai danni delle mura, onde gli assediati non vi avventassero dardi e fiamme. Così i Tortonesi o dovevano lasciare che illese le torri alle mura si accostassero, o combattendole correre pericolo di mandare in brani le membra di fratelli, di patri e di figli. Erravano mugghiando cotesti forti infelici per angoscia lungo i ballatoj, ma la pietà della patria gli rese spietati contro il proprio sangue... quello che facessero, — io non lo posso dire.

O lettori, il palpito del vostro cuore ve lo ha già detto abbastanza!...

Tali furono e tali si mantengono i Tedeschi, per cui dai nostri incliti uomini cotesta loro crudeltà gelida e calcolata era detta tedesca rabbia[19].

O voi gente del popolo, o voi campagnuoli che vi reputate stranieri a questi strazii e andate dicendo; «che importa a noi?» Io vi domando: non preme il vostro sangue a voi? Voi dalla necessità siete incatenati nella terra che vi vide nascere: i ricchi possono tramutarsi altrove. Ora dunque considerate come la barbarica invasione deva premere piuttosto a voi che a loro.

E dico: deve premere più a te, o popolo povero, che ai doviziosi, perchè tu, o popolo, possiedi un tesoro solo, — quello dei tuoi affetti. —

Ma poveri e ricchi formano un popolo solo; tutti hanno occhi per piangere, cuore per gemere, e mani per difendersi. Silenzio agl'infami clamori! Stringiamoci a disperata difesa.

Adesso uditemi bene. I Piemontesi o male contando le proprie e le altrui forze, o non soccorsi come fidavano, o abbandonati come non si attendevano, o trattenendosi per impotenza, o come pure piuttosto per cupidi consigli, hanno dovuto ritirarsi dall'Adige e dall'Oglio. Adesso stanno a Lodi: dicesi che re Carlo Alberto voglia chiudersi in Milano, e, prima che rendersi, seppellirsi sotto le sue rovine. Sangue italiano è Carlo Alberto, e noi lo estimiamo capace di farlo. Se tale fu il suo proponimento io gli presagisco due cose: che nè egli morrà, e che prima volga il presente anno al suo termine la corona di Monza premerà le sue chiome reali.

La Francia interverrà o no nelle cose d'Italia? Considerando la materia, parrebbe avesse a moversi e tosto. La Francia è odiata in Europa. Di là emana la luce che illumina il mondo e spaventa i tiranni. Di là lo esempio e i conforti dello agitarsi inquieto dei popoli anche sotto la verga: 34 milioni di uomini aborrenti da ogni dispotismo nello ombilico della Europa la commovono sempre come donna soprappresa dai dolori del parto; — e il portato è la libertà, che già maturo vuole e deve prorompere anche a pericolo della operazione cesarea. Sbigottiti per ora, i patroni dello assolutismo le appresteranno una cintura di bajonette. Se la Francia ci lascia perire, dove andrà a cercare i suoi ajuti? Forse tra i morti?

I morti hanno voce e braccia, ma non l'ode, nè le vede altri che Dio per vendicarli di coloro che gli hanno traditi. Ed oltre questa ecci un'altra ragione. Il popolo di Francia venne concitato a non comportabili speranze: adesso con la forza si costringe a starsi contento: ma la forza si consuma, e si assomiglia a un argine lungo di fiume riottoso. Guai se in un punto solo l'argine s'indebolisce; le acque allagano e annegano tutto il rimanente, comunque rimasto illeso! Arte di Stato li consiglia a fare sì che egli sfochi le ardenti voglie altrove, ad allontanarlo dai luoghi che ravvivano in lui memorie, dolori e desio di vendetta, a convertire in gloriose le feroci passioni, — insomma a mandarlo alla guerra. Conciossiachè in tutte le rivoluzioni si sviluppi un soverchio di energia, il quale è forza o che prorompa in guerra straniera, o scompigli internamente il paese. E questa per avventura mi sembra la ragione per cui Austria inferma e cadente comparisca come provveduta di sangue nuovo ai nostri danni. Forse se l'Austria rimanevasi quieta mancava in lei la energia insolita che le abbiamo veduto esercitare. Quando i politici non avevano anche pensato alla fratellanza dei popoli dicevano: un popolo in rivoluzione sta più presso a conquistare che ad essere conquistato. Adesso quest'altra sentenza è vera: i popoli insorti per la libertà hanno a soccorrere la libertà degli altri popoli sotto pena di vedersela spenta in casa. La Francia di Luigi Filippo lo conobbe a prova.