«Questo è la fiera con la coda aguzza
Che passa i monti, e rompe mura ed armi;
Ecco colui, che tutto il mondo appuzza»[7].
Nonchè possa sperarsi di vedere allignare repubbliche là dove questa mala pianta aduggia, nè manco si ha da credere che si possa reggere alcuno di codesti istituti nei quali s'immette dose più o meno larga di Libertà. Che Dio ci aiuti, o che vuoi tu stillare con un popolo presso il quale la povertà onorata reca vergogna troppo più del delitto? Fra noi come sei ricco non curano sapere, solo se sei, e di quanto, la rettitudine hanno in pregio di manto coi lustrini, buono a vestirsi dai regii ciurmatori quando saliscono le scene per recitarvi la parte di Agamennone. Qui il ladro, cui Fortuna sbagliando invece di agguantare pel collo acciuffò pei capelli, passa, e con le ruote della sua carrozza imbratta di fango il magistrato, il filosofo, e il poeta; più oltre un mercante scemo della forza di cinquanta cavalli, a cui cascò addosso l'opulenza come l'embrice sul capo di Pirro, passa, ed insulta col lusso di servi e di corsieri il soldato, che zoppo, per aver perduto una gamba combattendo per la Patria, pure va pedestre: breve; che montano esempi? La storia da tutte le sue pagine grida essere i popoli cresciuti in gloria e conservati liberi finchè le perverse arti del lusso ignorarono; all'opposto perduta l'antica parsimonia fatti prima mancipio della tirannide domestica, poco dopo della straniera; entrambe dolenti, e vergognose invero, ma la seconda fuori di misura dolentissima, e vergognosissima.
Le conquiste asiatiche, e il testamento di Attalo ferirono a morte la virtù romana, e parve provvidenza, che le spoglie di Re facessero alla Repubblica oppressora l'ufficio della camicia di Nesso. Valerio Massimo consentendo la ruina di Roma essere stato il lusso, discorda sul tempo, e in quanto a sè opina, che i costumi principiassero a contaminarsi dopo la disfatta di Filippo re di Macedonia: di vero allora furono viste le femmine romane spasimare a mettere in pezzi la legge Oppia, la quale vietava loro vesti polimite, e gli ornamenti che superassero la mezza oncia di oro: e dacchè come nei moderni ai tempi antichi accadeva, che quel che femmina vuole, Dio vuole, così riuscirono a sovvertire l'odiata legge; onde (mirabile a dirsi!) per modo irruppe disonesto il lusso, che trascorso breve spazio di tempo Lollia Paolina potè comparire a certa veglia domestica carica di perle e di smeraldi pel valore di settanta milioni di lire fiorentine, tenuto a calcolo il ragguaglio della moneta.
Ora immaginate un po' voi se dopo questi esempii, e dopo che le donne non più contente del mondo muliebre, quantunque sfoggiato, pretendono nientemeno che sedere presidi nei Parlamenti, e capitanare eserciti, ci sia verso di ricondurre i giorni nei quali un Egnazio Mecenio potè finire a legnate sul capo la moglie che bebbe vino alla botte, e averne non mica castigo, bensì loda, e stragrande, comecchè il fatto anche agli amici della virtù latina paresse un tantinello abbrivato: in quanto a me credo, che si debba appiccare all'arpione la voglia di rivedere le cugine dei re a veglia con le fantesche filare la lana come Lucrezia, e le gentildonne di casa Nerli e del Vecchio starsi contente al fuso, ed al pennecchio. Non è più tempo che Berta filava.
Narrasi di certa isola dove i malfattori per estremo supplizio dannavansi alla pena di portare campanelle di oro alle orecchie, e al naso... ahimè! cotesta isola si chiamava Utopia, e la immaginò la bell'anima di Tomaso Moro gran cancelliere d'Inghilterra, il quale per mantenersi giusto perse la testa.
Pericoli in mare, pericoli in terra, esclamava l'apostolo San Paolo, e noi con lui; male se stiamo fermi, peggio se camminiamo; e non pertanto molto può farsi di bene, o almeno sperarsi, parte mutando e parte vietando. Così, a modo di esempio, le donne romane non potevano entrare in Roma sedute su carra: questo concedevasi agli uomini di alto affare, vecchi, ed infermi, nella medesima guisa noi, non dico che dovremmo vietare le carrozze, bensì gravarle con isconci balzelli, gratuitamente concederle ai meritevoli soltanto; il lusso nei cavalli non pure permesso, ma promosso, e nelle armi, dacchè la gioventù senza distinzione avrebbe ad esercitare la milizia; e in pari guisa costumavano i Galli, e se ne trovavano bene, quantunque barbari, avendo sperimentato come il timore di perdere l'armatura di molto valsente rendesse i guerrieri più pertinaci a difenderla, epperò a sostenere la puntaglia. Nè io credo si farebbe manco guadagno se potessersi persuadere le donne ad usare vesti sontuose sì, ma ferme in una foggia, e di stoffe nostrali, imperciocchè quella gara, che vediamo conquidere le donne tra classe e classe, verrebbe per necessità a cascare: niente servendo meglio a mantenere viva questa agonia del comparire quanto la facilità di appagarla con la ostentazione di robe, che di per sè non sono di gravissimo pregio, ma che, rinnovate le ventine di volte in capo all'anno, spiantano. Avrebbe un bell'arrotarvisi sopra la bottegaia, tanto non le verrebbe fatto di procacciarsi una vesta di broccatello di oro, con rabeschi ricamati di perle e di gemme, come anticamente le gentildonne nostre adoperavano pei dì delle feste; e caso mai le avessero avute avrebbero loro pianto addosso: quelle vesti poi così doviziose passavan di madre in figliuole, e quando dopo parecchie generazioni si disfacevano, se ne ricattava oltre alla metà del valsente. Ma per avventura questo non saría buon consiglio; gioverebbe piuttosto mutare scopo al lusso, e screditato lo esterno su la persona, e i ninnoli in casa, mercè i quali i Francesi, che ce gli mandano, hanno l'aria di trattarci da bamboli eterni, rimettere in fiore, se ci fosse, un altro Luca Giordano che venisse a dipingere le volte delle nostre case, un Cellino a cisellarci i vasellami di argento, un Caparra a batterci i ferramenti, un Cervelliera a intarsiarci gli stipi, un Palladio ad architettarci i palazzi, un Buontalenti a disegnarci i giardini: meglio ancora suscitare il fasto, che per questa guisa s'imparenterebbe con la virtù di decorare la città con ginnasii, musei, basiliche, istituti benefici per educare la gioventù, ed ospitare la infermità, la sventura, e la vecchiezza: ma qui fo punto, imperciocchè io dubiti, che i partiti, i quali ho messo davanti, con altri più assai dei quali mi passo, non abbiano a parere pannicelli caldi, chè troppo più fuoco brucia nell'orcio: arrogi a questo, che essendomi riuscite così male le parti di consigliere, sarà prudente renunziarci per sempre. Conchiudendo dico, e questo abbiatevi per sicuro, che lusso e Libertà non possono accordare insieme: scempiezza contendere intorno alle forme del governo, chè Agide e Cleomene principi erano, e pure adoperandosi a spartire con tutti i cittadini le terre laconie soggiacquero all'avara crudeltà dei patrizii: parchi siate, temperati e modesti; non amate più la vita infame, che la morte con onore; bandite il sagrifizio, e fatelo; persuadete a benvolere, e adoperate benevolenza voi stessi, ed allora, così disposto il campo, voi vi potrete spargere la sementa che meglio vi garbi, e voi le vedrete venire su tutte a bene.
Côlta da infermità la contessa Amelia, non potè, come pure avrebbe voluto, dare forma a quanto aveva raccolto intorno alla educazione, e fu danno: nondimeno quanto ci avanza dei suoi Saggi, e delle sue lettere, basta ad avviare la mente degli speculatori verso lo svolgimento dei problemi, che importano la suprema materia della educazione.
Ci avanza adesso a discorrere degli altri scritti dalla donna egregia dettati, i quali comecchè di mole più lieve non appariranno di minore importanza come quelli che intesero sempre lodevolmente a promuovere qualche virtù, o a sopprimere qualche vizio. Primi tra gli altri vengono i racconti del Parroco di campagna, i quali si proponevano purgare le menti villerecce di molti errori di cui camminano ingombre: e più che altri per avventura non crede, ce n'è di bisogno, imperciocchè se non possono accagionarsi i Governi di fomentarli, nè anche si sbracciano a svellerli: inoltre, se in una parte diminuirono, in quell'altra crebbero, laonde nel sottosopra non possiamo rallegrarci di troppi avanzi: più presto si nota, che se illanguidirono quelli che si versano sopra credenze religiose pervertite, gli altri che si fondano sopra passioni cupide e avare rinverzicarono. Così quando il cappellano, o curato che sia, di Trequanda, per rincappellare su la Madonna di Arimino, che piangeva soltanto, si avvisò dare ad intendere, che quella della parrocchia sua ghignava, e piangeva, i villani a venti miglia dintorno dissero, che la cosa non poteva stare, perchè su questa terra donna che pianga e rida è giudicata matta; figuriamo in paradiso! laonde il gingillo, trovato appena, cagliò: per lo contrario il collegio onorevole dei vetturini empolesi per aizzare subbuglio in danno delle ferrovie saltano su a sobillare la gente, che il vapore gli è proprio quello che fa nascere la crittogama su l'uva, e i beoni sel credono, ma questi non bastano; allora i vetturini immaginano la Madonna volare di pruno in pruno per le siepi, a quella guisa che i beccafichi costumano, predicando la portentosa scoperta; e se non l'universale dei coloni, molti almeno ci credono: ancora, per ottenere numeri buoni al giuoco del lotto i contadini violeranno i sepolcri, complice un prete, e spiccato il capo ad un morto lo metteranno nel paiolo a farlo bollire recitando non so quali incantesimi. Che più? Oggi ventisette agosto 1856 interrompendo lo scrivere per leggere i diarii trovo nella Gazzetta di Ginevra riferito come un villano savoiardo travagliato da dolori reumatici, fatto sicuro che l'unzione di grasso umano gli avrebbe reso la salute, poichè gli venne manco la facoltà di procacciarselo altrove, presa una sua figliuolina la mise in tocchi dentro una pentola al fuoco, per cavarne il grasso desiderato[8]. Però gli uomini esperti di queste nostre miserie non poseranno un momento di guerreggiare lo errore quantunque faccia il morto: in vero guardate mo' le volpi, e guardate i gesuiti; all'occasione sdraiansi in terra a pancia all'aria, incrociano le zampe, e con un filo di voce chiedono l'olio santo: ma che è, che non è, in meno che si dice un Amen, eccoli su vispi, vivi, e più gagliardi che mai canzonare i filosofi e i cani. Questo, come savia, molto bene sapeva la Signora Contessa; quindi non dava tregua allo errore giammai, porgendo documento efficacissimo a coloro che vorranno approfittarne.