«Tuttavia supponete, che le insurrezioni di Puliciano e di Laterina tendessero a ristabilire il governo granducale. Ciò non è vero; ma supponete che dal processo apparisse. Potreste mai da questo argomentare, che fosse precisamente e univocamente contrario al ristabilimento di quel governo ciò che fu fatto per impedire e comprimere le insurrezioni tendenti a quello scopo? Il fine non giustifica tutti i mezzi; a buon fine può essere inteso un mezzo non buono; e chi si oppone al mezzo iniquo non è per questo che sia avverso al fine buono. Così l'opporsi alle parziali insurrezioni, e con esse alle violenze, alle rapine, e alla guerra civile, è referibile a ciò che il mezzo ha di cattivo in sè stesso; ed è abusiva interpretazione il supporre, che il Ministro facesse per avversione al fine ciò che era diretto a frenare un mezzo cattivo.»[517]
Eh! male accorti e sciagurati che siete, i villani con la scure e col sacco, a cui medita su le ragioni dei tempi, sono indizio pessimo di male profondo. — Quando le sole passioni di fanatismo religioso o di fanatismo politico ardono i petti mortali, copia di sangue allaga la terra; e se gl'imperversati mettono le mani nel bene degli altri, e' lo fanno meno per avvantaggiare sè, che per danneggiare altrui. Ora, difetto di provvidenze economiche, o motivo altro qualunque, che a me non giova in questo momento indagare, ha generato per le nostre campagne un nugolo di gente conosciuta col nome di pigionali, contadini senza podere, incerti del domani, assediati dalla dura necessità, corrotti dai vizii, come tutte le cose cattive fecondi, trascorridori del comunismo, a cui, più che altri non pensa e urgentissimamente, importa provvedere. Se io dica il vero, ecco, queste carceri infami, dove voi potete patire che io rimanga chiuso, ve ne fanno testimonianza; vedetele: esse traboccano di accusati, la più parte villani, e la più parte ladri. Dal 1848 già di due terzi crebbero i delitti. Il bilancio del Ministero di Giustizia e Grazia minaccia diventare il più grave di tutti, attesa la spesa delle carceri. Piena la prigione di Volterra, piena l'altra di San Gimignano; la nuova prigione aggiunta a questa mia si è empita con foga pari a quella con la quale la inclita gioventù nostra empirebbe la platea dei Teatri, quando si mostrasse in iscena o la Cerrito o la Taglioni, o quale altra femmina attaccata a paio di gambe più famose. Vedete voi: possedete abbondanza di ladri da empire le vostre carceri, senza avere bisogno di farvi morire con lenta tise i dabbene uomini; ma fate voi... poichè così vi giova... solo guardatevi da dire quello che non pensate, e soprattutto poi da stamparlo, onde la torma dei famelici non impari, che acclamando il nome di un Principe o di un Santo possa, non pure senza biasimo, ma con lode amplissima, professare religione e politica con l'accetta e col sacco!
Altri esponga le ragioni del diritto: io assentendo ad una voce che si confonde co' palpiti del mio cuore, vi dico che patria carità imponeva alla trista illuvie si ponesse o almeno si tentasse porre sollecito riparo. Nobilissime suonano in proposito le parole di Lionardo Romanelli; ed io le cito a causa di onore: «Non ha cuore di uomo il cittadino che rimane indifferente ai mali minacciati al proprio paese, e che, potendoli prevenire o mitigare, si astiene per basse paure, per umani rispetti, e per vile egoismo.»[518]
Ora poi è prezzo della opera udire le immanità del truculento Commissario. Quinci innanzi non si rammenteranno più gli annegamenti di Nantes, nè le lionesi stragi; la fama di Carrier, di Fouchè, di Lebon e di altri maladetti da Dio, si oscura: nacque in Toscana chi tutti questi leverà di nido. — Lionardo Romanelli con le istruzioni del Governo partiva; e quando gli fossero mancate, andava seco la sua anima veramente cristiana. Arrivato a Montevarchi, prima di tutto prescrive che non si facciano arresti irregolari senza gli ordini dei Pretori di San Giovanni e di Montevarchi; e poichè nonostante il suo comando, durante la notte, si sostengono alcuni, egli accorre e gli libera. Procedendo, ammonisce i soldati, che le opinioni rispettinsi, soltanto i tumulti e le violenze reprimansi; ordina sia ritenuto uno, colpevole di violenze commesse a Pergine e alla Pieve Presciana. Nel punto d'investire Puliciano, gli abitanti gli mandano deputati per pace, ed ei gli accoglie; alla erezione dell'Albero della Libertà in Puliciano contrasta; procura si catturino quattro, perchè designati come fautori della baruffa di Laterina da un ferito ch'ebbe a subire l'amputazione di un braccio.
La Commissione straordinaria ecco instituisce le sue procedure. — Per questa volta cadonmi le braccia; il barbaro ed eccezionale processo già già le sue vittime divora; voltatevi proprio ad Arezzo, per rabbrividire alla vista di strazii obliati in Toscana.
1a Procedura. — Per tumulto suscitato a Cortona, sotto pretesto di mancanza di pane, e di rincaro del sale; uno degl'imputati fu condannato a un anno di casa di forza; e un altro a sei mesi.
2a Procedura. — Per ispionaggio, e ragguagli menzogneri a carico della Colonna mobile, allo scopo di commuovere a offesa di lei gli uomini del contado; rimandato per incompetenza.
3a Procedura..... — interrotta per la mutazione del Governo.[519]
E qui finisce tutto. — Come tutto? E i multati dove sono? — Non vi sono. — E gli Aretini passati dalle soldatesche palle, dove giacciono essi? — In nessun luogo; sono tutti vivi. — Ma se i Giudici del Decreto del 10 giugno 1850 hanno scritto, e stampato, che la Legge Stataria del 23 marzo 1849 non rimase lettera morta![520] — Che volete che io vi dica? andatelo a domandare a cotesti Giudici benedetti, che cosa abbiano inteso significare: in quanto a me, me ne lavo le mani.
«Con decreto de' 7 aprile successivo, emanato dal Guerrazzi nella qualità di Capo del Potere Esecutivo, questa Legge fu estesa a tutte le Terre, Borghi e Villaggi del Granducato.» — Così prosegue l'Accusa.