«Ci siamo determinati di pienamente aderire agli espressi voti con aggregare, conforme aggreghiamo, al Granducato, gli Stati di Massa e Carrara, e i Territorii della Lunigiana e Garfagnana, ordinando che ci siano proposti nel più breve tempo i modi convenienti ad introdurre in essi le leggi ed instituzioni governative ed amministrative del Granducato, onde le Popolazioni dei medesimi sien fatte partecipi di tutti i diritti che spettano ai Toscani.
«Volendo però, che l'adesione nostra, e quindi l'aggregazione da noi decretata, non sia per interporre alcun ostacolo alle future sorti d'Italia, e che nessuno, comunque non prevedibile, evento pregiudichi mai la volontà e gl'interessi dei sopraddetti a Noi carissimi figli, dichiariamo fin d'ora che nel nazionale ordinamento che con quest'atto avemmo in animo di promuovere, e cui professiamo di volere ora per allora conformarci, mentre sosterremo quanto è in Noi questa unione vantaggiosa del pari alle due parti che la formavano, intendiamo che per qualunque siasi caso contrario resti preservata ai Popoli, che a Noi ora si aggiungono, quella naturale libertà, per cui possano in ogni evento provvedere a sè medesimi, e di essi non venga disposto altrimenti senza il loro consentimento.
«Dato in Firenze li 12 maggio 1848.
«LEOPOLDO.
«Il Presidente Cempini.
«Visto per l'apposizione del sigillo
«Il Ministro della Giustizia B. Bartalini.»
L'Accusa fa le stimate, ed esclama: «Possibile? Dev'essere apocrifo!» No, Accusa mia, egli è tratto dalla Gazzetta di Firenze del 15 maggio 1848, e fu in cotesti tempi, come tanti altri lenzuoloni suoi fratelli, impastato su i muri a farvi la parte della rosa: nasce, languisce, muore, — e non ritorna più. Non dubitare, Accusa, ch'egli è un Decreto sottoscritto, condizionato nelle regole, e messo negli Archivii, dove a te sarà passato di occhio; e ti compatisco, perchè non si può avere avvertenza a tutto, specialmente quando si vuole fare presto, e non lasciare (come in altri paesi si costuma) per anni e anni i poveri detenuti a sentirsi morire nelle carceri con rovina irreparabile della educazione dei figliuoli, della domestica economia, — di tutto: non siamo mica in terra di Turchi, la Dio mercede; altrimenti prima di giudicarli, poveretti, sarebbero condannati, e di che tinta! — Queste cose, a memoria di uomo, non si sono viste in Toscana, e le non si hanno a vedere. — Onesta Accusa, poichè così bene ti scorgo disposta, riprendi in mano cotesto Decreto, e nota come sei proposizioni normali vi si trovino consacrate solennemente.
1º Legalità dei Governi Provvisorii approvata. 2º Facoltà dei Popoli, per disporre di sè stessi, confermata. 3º Dovere nei Prìncipi di aderire al voto dei Popoli bandito. 4º Promessa di aderirvi sempre pubblicata. 5º Costituente italiana, allo scopo di attendere al nazionale ordinamento, annunziata e promossa. 6º Guerra dichiarata scopo supremo e comune di tutta la Nazione.
Lo vedi, Accusa, Io lascio giudicare proprio a te, se cotesto Decreto non contenga per necessità di queste due cose l'una, o lo impulso della rivoluzione da farsi, o la testimonianza della rivoluzione già fatta. Qui, qui e non altrove, cerca e trova, Accusa mia, non pure il germe e il fiore, ma il frutto ch'è segno delle tue imputazioni. E se questo facevasi nel 12 maggio 1848, o come presumi che non si continuasse a fare nel febbraio 1849? E se questo operavasi da un Governo Costituzionale, come poteva astenersene un Governo nato dal perturbamento dei Poteri Costituzionali? E se questo un Governo ordinato bandiva per disordinarsi, come un Governo disordinato doveva ripudiarlo per ordinarsi? Se il Ministero del maggio 1848 così provvide per seminare la rivoluzione, o perchè il Governo Provvisorio non potè praticare per contenerla e per reprimerla?
Gli speculatori della Rivoluzione francese non senza verità ne attribuiscono parte alla rappresentanza del Figaro, della Folle Giornata, e della Madre colpevole di Beaumarchais: o pensiamo un po' quali portentosi effetti dovevano partorire le parole del Decreto del 12 maggio 1848 sopra menti affannate da stupenda concitazione: zolfo e olio sul fuoco!