La frontiera toscana, com'era allora, a giudizio degl'Ingegneri, non si presta agevolmente alle scarse difese: lunga si sprolunga la linea, ed abbisogna copia di gente, e apparecchio immenso. Le milizie nostre, poche a tanto uopo, e in condizione di disciplina deplorabile; e ciò sia detto, salvo il debito onore di quelli che mostrarono cuore ed ingegno per sostenere le difese estreme. La gente raccogliticcia, e giova qui rammentarlo anche una volta, non fa frutto: di questo non vogliono persuadersi gli Entusiasti, ed è verità vecchia, e lo abbiamo sperimentato a nostre spese di nuovo.
Oltrechè poi anche di gente siffatta non era il novero grandissimo, o almeno corrispondente allo assorgere di Popolo come un uomo solo che intende difendere disperatamente i suoi lari; avvegnachè, per lungo disuso e per mansuetudine antica, i Toscani repugnassero dalle zuffe; e sebbene abbiamo visto, come condotti una volta al campo riescano soldati a nessuna milizia secondi, pure sradicare dall'animo dei Popoli la infame repugnanza tutto a un tratto non puossi. Nel Ducato di Lucca, per concessione della Principessa Elisa, i Lucchesi si reputavano immuni dalla milizia. Privilegio esercitato con ragione, quando si trattava andare in remote contrade a combattere guerre di conquista; stolto, empio, iniquamente preteso, quando chiama la Patria. Per la qual cosa vedemmo, maraviglioso a dirsi! nel contado lucchese i rustici armati a sostenere la guerra per non andare alla guerra.... Le campagne toscane poi poco alla milizia disposte per le cause referite, e per altre, che sarà bello tacere. La gioventù cittadina, diversa, ma meno adatta alla sobrietà e alle fatiche, alla virtù insomma, — senza la quale armati si hanno, soldati non già, — difficile a governarsi, apportatrice nelle armi delle scapigliature di piazza, non osservatrice di altri ordini che dei suoi, e questi ogni ora mutati; non obbediente ad altri capi che agli eletti da lei, impedimento sempre, difesa nulla o scarsissima.
Da Firenze dopo molte istanze ottenemmo 80, credo, soldati civici, i quali ancora non partirono per la Frontiera, ma rilevarono il presidio di Orbetello.
Più tardi partirono mille, e generosissimi tutti, senza badare a Repubblica o non Repubblica; chè nei cuori accesi di carità patria davvero, quando si tratta di difendere il suolo natio, si guarda dove e perchè si va, non a chi ci manda.
I padri empivano di querele il Palazzo, perchè il Ministro della Guerra rendesse loro i figli.
«Firenze 2 aprile. — Il Ministro della Guerra è assediato da continue dimande di molti cittadini, i quali reclamano perchè i loro figli siensi arruolati Volontarii. — Non può egli fare a meno di rammaricarsi nello scorgere nei genitori dei coscritti tanto dolore per atto così eminentemente patriottico, e che onora la Gioventù toscana. La Patria versa in sommo periglio, nè mai ha avuto tanto bisogno quant'oggi dell'opera dei suoi figli: essa attende però, ed esige da tutti quelli che nudrono in seno amore del proprio Paese, sagrifizio di ciò ch'è più caro all'uomo. Senza di che mai Italia si affrancherà dal dominio straniero, sorgente dei nostri mali. Il Ministro della Guerra, al tempo medesimo che si congratula co' giovani soldati, non può non rammentare ai loro genitori il dovere sacrosanto, che ad ogni cittadino incombe di rispondere allo appello della Patria: che, in luogo di lamenti, egli si attende dai genitori un incitamento ai figli ad essere buoni e virtuosi soldati; non può infine non richiamare alla loro memoria lo esempio delle madri spartane, le quali non solo volonterose consentivano ai figli di prendere le armi, ma eziandio con le loro mani ne gli rivestivano, e gli accompagnavano al luogo del generale convegno, e prima di lasciarli gli ammonivano a combattere da eroi, o gli consigliavano a volere perdere meglio la vita che serbare un contegno del quale la patria dovesse arrossire. Nudre pertanto fiducia il Ministro della Guerra, che tutti i Toscani i quali abbiano figli ricovreranno più generosi sentimenti, e che, invece di muliebri lagnanze, verranno ad allegrargli le orecchie parole di patria carità.
«Manganaro.»
Credono eglino i Repubblicani, che, gridando dentro coteste leprine orecchie: Repubblica! avrebbero camminato i padri più accesi nelle cose della guerra? Immaginino come vogliono, noi vediamo com'è. Nè meglio Livorno di Firenze, anzi peggio; e Toscana tutta alla medesima stregua. Se questa dolente pagina fosse scritta per mia difesa soltanto, ci verserei sopra tutto lo inchiostro del calamaio, e ci strofinerei sopra lo stoppaccio settantasette volte sette; ma la lascio, perchè leggendola si abbiano a vergognare i miei conterranei. E perchè le madri slave non piangono quando i loro figli vanno a combattere, ma esultano, riesce ai Croati vincere noi, che ci vantiamo così civili, e presumiamo tanto!...
Udii, che gli Ufficiali (intendo i pessimi) sotto pretesti varii sollecitavano congedi, o allegavano infermità per non andare alle frontiere: infermità che in taluni forse erano vere, ma dedotte insieme, e in mal punto, erano da sospettarsi tutte false!
Pertanto prevedevo sicurissimo, che i Deputati i quali percorrevano le provincie, muniti di mie facoltà per eccitare la milizia civica alla patria difesa, sarebbero tornati, non dirò senza costrutto, — chè tanto non credevo allora, nè credo abbia maledetto il Signore la nostra contrada, — ma con rapporti capaci a fare mettere giù la speranza di vedere le moltitudini correre armate alla frontiera, molto più per opinioni politiche allora invise allo universale. Io aspettava il ritorno di questi Deputati, e mi consigliava a parlare in questo modo nell'Assemblea, indirizzando il discorso ai Partigiani della Repubblica: