«Crederei più opportuno toccare in genere della difesa della Patria contro lo straniero, piuttosto che della forma di Governo col Popolo. Così faccio io nelle mie brevi parole al balcone, e non senza qualche effetto.»

Avuta questa risposta, insistevo col Dispaccio telegrafico del medesimo giorno:

«Continui sempre a consultare lo spirito pubblico. Animi per la difesa del territorio. Purchè vogliamo davvero, difenderemo il Paese dall'invasione straniera. Chiunque vuol tutelare la Patria, parta subito e faccia massa a Firenze. Qui si istruiscono, e poi s'inviano al campo. Essendo uomo di Governo, non le raccomando di ridurre i Livornesi a temperanza e modestia, e al vero amore della libertà.

«D'Apice è in viaggio. Ricevetelo come merita. Gioventù, alle armi. La Patria non muore mai.»

Interrogato con diligenza il Prefetto di Pisa, informava sollecito: «La Unificazione con Roma ha contro di sè l'opinione generale. La difesa del Paese sarebbe la formula che concilierebbe senza confronto il maggiore consenso. Ciò ritenuto, il pronunziarsi per questa gioverebbe in quanto a rassicurare da ogni inquietudine sulla Unificazione. Ma anche la formula della difesa non va esente dalle difficoltà per lo spirito delle popolazioni di campagna poco disposte ad adattarsi ai mezzi di esecuzione. È verità, e bisogna dirlo.»

Il Prefetto di Lucca anch'esso: «La Unificazione con Roma aumenterebbe i mezzi materiali, ma diminuirebbe i morali religiosamente e politicamente; nel primo senso sarebbe preferita; nel secondo temuta e schivata.»[644]

Uguali rapporti venivano dalle altre provincie toscane, i quali non mi è dato riferire, però che nel Volume dei Documenti dell'Accusa io non li trovi impressi, e gli Archivii non mi sieno stati conceduti fin qui. Nonostante questo, è sicuro che tutti suonassero nella stessa guisa, avvegnadio nella conferenza segreta del 3 aprile io dichiarai espresso la Toscana procedere, per la massima parte, avversa alla Repubblica ed alla Unificazione con Roma, e il Ministro dello Interno, più tardi, nella pubblica Assemblea, adempiendo al suo dovere, senza rispetto significò: «Vi sono Rapporti dei nostri pubblici funzionarj, e dei pubblici funzionarj di un ordine più elevato (per esempio i Prefetti) intorno alla idea della Unificazione della Toscana con Roma. Se debbo qui fedelmente esporre quello che a me da questi funzionarj vien riferito, dirò, che la massima parte della popolazione toscana recalcitra alla immediata Unificazione con Roma: alcuni perfino ne fanno argomento di timore per non poter conservare l'ordine pubblico, quando questa Unificazione fosse legalmente e definitivamente proclamata da questa Assemblea, mentre all'opposto la opinione contro qualunque ingiustissima invasione straniera potrebbe crescere fino al furore.»

Nel 2 aprile 1849 indirizzo al signor Presidente dell'Assemblea Costituente Toscana la lettera seguente:

«Signor Presidente dell'Assemblea Costituente Toscana.

«In coscienza, e sopra l'anima mia, considerate attentamente le volontà e le cose, io credo che non possa salvarsi, o almeno tentare di salvare il Paese, laddove non siano dall'Assemblea consentite queste cose: