«Non vi è tempo da perdere. Movetevi una volta con coraggio, senza timore. La Toscana tutta reclama anche da voi la sua salvezza, ed è dovere di farlo. Correte, ma subito, dai soggetti in calce notati; stringetevi con i medesimi, e d'accordo col Municipio andate da Guerrazzi per concertare il modo, prima per tutelare l'ordine, e quindi per salvare la Patria da una invasione austriaca. Il Principe confida anche in voi, e i Toscani non dimenticheranno il vostro nome, che sarà scolpito in un monumento inalzato a eterna memoria dei benemeriti della Patria.»
N. B. La lettera non ha data, ma ha il bollo di Posta del 30 marzo 1849, ed è scritta, o sottoscritta così: «Il Comitato dei Veri Cittadini.»
Dunque, nel 3 aprile, nella comune estimativa io non era reputato avverso alla restaurazione del Principato Costituzionale? All'opposto, me giudicavano attissimo a restituirlo in Toscana. Dunque allora non pensava la gente che i miei fatti e i miei detti mi palesassero uomo capace di tenere due corde al suo arco. Dunque nessuno si avvisava che io fossi di cuore doppio, ma sì all'opposto me tenevano per tale, da sicuramente confidarmi il disegno del richiamo del Principe, e del medesimo prendermi a parte.
Quantunque non sia mio instituto esaminare le risposte date dai testimoni, che l'Accusa stessa ricercò, tuttavolta, occorrendomi leggere i deposti relativi ai giorni 11 e 12 aprile, poichè mi cade il taglio mi giova riportare quello che intorno alla mia propensione di restaurare il Principato Costituzionale dichiarino alcuni spettabili Cittadini. Il signor Dottore Venturucci, animoso e dabbene, interrogato se per me si manifestassero tendenze alla Restaurazione, risponde: «A onore del vero, dirò, che interpellando io il Guerrazzi come Capo del Potere Esecutivo, mentre si parlava di dover fare una guerra insurrezionale, su le disposizioni del Popolo Toscano, su quelle delle Milizie, intorno ai termini della Toscana con gli Stati Italiani ed Esteri, il signor Guerrazzi si mostrò molto pago di queste interpellazioni, e si diè a rispondere: — La disposizione del Popolo Toscano è manifestamente per Leopoldo II: la soldatesca si compone di gente non buona, in ispecie Volontarii; — e rivoltosi a Montanelli ch'era tornato di recente, soggiunse: — dillo tu. — E Montanelli assentiva con lacrimevole storia. — Inoltre, egli aggiungeva, tranne che con Venezia e con Roma, non siamo in buoni termini con altri Governi; anzi, nè anche con Roma ci troviamo in perfetto accordo, e nella intimità che uomo potrebbe credere, però che il Mazzini quando stette a Firenze fu poco contento di noi, non avendo io voluto che si alzassero gli Alberi, nè si proclamasse la Unione con Roma, e dovei penare molto perchè ciò non si facesse. Noi non siamo in termini officiali con nessuna Potenza; nessuna ci ha voluto riconoscere; solo il Ministro inglese mantiene con noi termini officiosi.»
I Giudici del 7 gennaio 1851, questo chiamano parlare coperto. «Onde, — il signor Venturucci continua, — da tutte queste cose, ed anche da altre risposte del Guerrazzi, sembrerebbe potesse ragionevolmente arguirsi essere in lui stata la tendenza a operare la Restaurazione Costituzionale, e che per questo soltanto cercasse ottenere un voto di fiducia, e avere in mano il potere assoluto.»
Vuolsi notare come il Montanelli tornasse di Lunigiana il 10 marzo 1849,[648] e però cotesti discorsi accadevano nel 12 o 13 dello stesso mese, che secondo il calendario della onesta Accusa succederebbero il 27 marzo, che fu giorno doloroso per la notizia della battaglia di Novara.
Il Professore Taddei, schietto e leale, testimoniando del vero, dice: «Posso rispondere, che dalle sue espressioni sì di quel giorno (12 aprile 1849), che dei giorni precedenti, si rilevava benissimo ch'egli non solo non avversava la ripristinazione della Monarchia, ma che anzi vi si mostrava proclive. La quale proclività dava a me fondamento per lusingarmi, che egli volesse e sapesse trovare modo di fare questo passaggio in conformità del desiderio universale nei modi più atti per risparmiare il sangue, e per conciliare nel tempo stesso la dignità del Paese.» Nè alla età del signor Taddei si mentisce, perchè potrebbero fare all'illustre vecchio mali gravi, non lunghi, e l'uomo compreso nei casti pensieri del sepolcro aborrisce macchiare d'infamia la veneranda canizie. Di Ferdinando Zannetti ho favellato altrove. Potrei citare i signori Emilio Nespoli e Avvocato Giuseppe Panattoni, ma per non allungare di soverchio le citazioni, ed essendo eglino meno espliciti degli allegati, credo bene porre fine a questo negozio, che più propriamente è materia dell'Avvocato difensore.
Nè questa opinione furono soli a concepirla i Fiorentini, chè nel Messaggere del Galignani, in data del 7 aprile 1849, occorre questa notizia: «Leggiamo in una lettera da Firenze del 1º. Corre fama che Guerrazzi, il quale non è stato mai partigiano della Repubblica, siasi fatto Dittatore unicamente allo scopo di avere più agio a restaurare l'autorità del Granduca.»[649]
Ed appartiene eziandio a questo periodo il Documento che segue:
Istruzioni che il Ministro della Guerra dà al Generale D'Apice, state precedentemente concertate col Capo del Governo.