«A. C.
«Desidero vedervi presto: venite più presto che potete; superata la prima prova, il Ministero ha speranza di salvare anche quelli che l'odiano. Non sono quello che fui; non dirò che morì gran parte di me; ma se posso, voglio costringere i nemici, se non ad amarmi, ch'è impossibil cosa, almeno a rendermi giustizia. Addio.
«10 gennaio 1849.
«Guerrazzi.»
B
VIII. Di una insinuazione dell'Atto di Accusa, che mi dà luogo a chiarire le sofferte ingiurie per parte della Polizia. — [Pag. 75].
«Questo Partito.... da me ardiva pretendere un atto di contrizione delle colpe commesse, poi si contentava di un atto di fede, che gli servisse di modello per confrontarvi in ogni tempo la mia futura condotta.... Intanto il Governo, liberati i compagni della mia prigionia, riteneva me, che avevo dichiarato non volere uscire, dove alla mia fama non si desse convenevole riparazione.»
Delle trattative intorno a tale argomento, degli artifizii del Partito avverso, delle premure degli amici, onde il signor Guerrazzi uscisse finalmente del carcere, porgono testimonianza diversi Documenti, dei quali basteranno al lettore le due Lettere che qui riportiamo.
«Amico Carissimo.