«Avrei desiderato ricevere altre lettere da te, per aver notizie di tua salute. — Sento, è vero, con piacere, che sei sano, grazie alla tua coscienza e filosofia; ma ben sai che i caratteri di un amico sono cari agli occhi, e più al cuore.
«Ogni giorno si dice che vieni: pure io dubito, che il tuo ritorno possa ritardare ancora. Corre voce, che qui vogliano accoglierti con festa, e mi dispiace, perchè così facendo si potrebbe forse recare danno alla città ed a te. — Io dico a tutti coloro che si chiamano amici tuoi, che si astengano da qualunque dimostrazione clamorosa, e ti lascino, per così dire, passare inosservato; ma non sono essi che bisogna trattenere; è la plebe, e con quella mal si ragiona. — Credo che non mi porrai nel numero dei soffocatori, ma dei prudenti; perchè mentre faccio a tutti tale raccomandazione per amore della patria e dell'amico, non saprei mai impedirti di procurarti una decorosa e legale giustificazione; e so che non sei capace di cercarne una diversa. È giusto che si conosca chi ha errato; ma ciò deve farlo la legge, e non gli esaltati, ai quali potrebbero unirsi i tristi, che pur troppo devono esservi fra noi. — Ora
Le leggi sono, e ognun pon mano ad esse.
«Se qualche volta ti ho consigliato, ho sempre avuto in mira l'utile tuo; e la lunga amicizia che esiste fra noi ti è pegno sicuro. Nell'attuale stato di cose, stimerei ben fatto, quando sarai per tornare, che con tacito permesso superiore, che credo non ti sarebbe negato, ti facessi precedere da un avviso, pregando, anzi intimando chi si vanta tuo amico, a non fare clamore alcuno, dicendo loro, che anzichè esserti di giovamento, potrebbero pregiudicarti; che questa non sarebbe espressione di amicizia, ma desiderio di nuocerti; che i tempi sono gravi, e l'unico e santo pensiero di tutti deve essere il bene reale della patria; che queste divisioni d'individui non devono convertirsi in divisioni generali; che vi sono leggi tutelanti ogni cittadino; che non hai bisogno di soccorso per difendere il tuo onore; — con tutto quel più che puoi e sai dire.
«Fallo, ed opererai sanamente, e ti sarà vantaggio. Sappi che corrono da parte a parte lettere anonime di minaccie. Previeni qualunque occasione a cui potresti servire di pretesto, e forse con tuo danno. — Io non vedo altro mezzo: — se il tuo senno te ne suggerisce uno migliore, adopralo pure, purchè produca lo stesso effetto.
«Armati di pazienza, e aspetta.
«Ho sentito con piacere che sei disposto a fare un sacrifizio alla patria ponendo tutto in oblio, purchè il Governo conosca soltanto da qual parte stava l'inganno. — Te ne ringrazio, perchè comprerei la pace nostra a caro prezzo.
«Rispondimi.
«Il tuo amico ti augura bene, e ti abbraccia.
«Livorno, 29 febbraio 1848.